“Guida Osterie d’Italia”, otto “chiocciole” al Trentino e tre nuovi ingressi tra le segnalazioni

È stata presentata lunedì 19 ottobre a Torino l’edizione 2027 della Guida Osterie d’Italia. Trentasei anni fa l’intuizione di Carlo Petrini e di un piccolo gruppo di sodali diede origine alla guida: si resero conto che c’era bisogno di una ricognizione delle osterie, che in quegli anni stavano scomparendo.

Il primo dato della guida 2027 è 1952. Tanti sono i locali segnalati in questa nuova edizione, in cui campeggiano ben 175 Locali Quotidiani, ovvero i pastifici, le gastronomie, le enoteche con cucina, che per la prima volta compaiono come sezioni regionali e non più raggruppati in fondo al volume. In più, come ogni anno, gli inserti regionali con i bacari veneziani, i buffet triestini, le malghe trentine, i fornelli pugliesi, i trippai fiorentini e tanti altri locali tipici di ogni regione. In tutta Italia esiste la possibilità di apprezzare le forme più semplici di ristorazione popolare, e che questo modello continua a svolgere la funzione per cui è nato, e anzi è in grado di ampliare sempre di più la sua clientela, che proprio lì ritrova gli ingredienti e i piatti delle tradizioni locali.

Dei 1952 locali segnalati nella guida, sono 335 i locali a cui è assegnata la Chiocciola, che viene attribuita a quelle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza decisamente in sintonia con i valori di Slow Food.

La presentazione a Trento

La Guida Osterie d’Italia sarà presentata al MUSE di Trento, martedì 3 novembre con una grande cena itinerante che coinvolgerà ben 20 osterie nei tre piani del museo. Sarà preceduta da una conferenza con numerosi ospiti e il responsabile editoriale della guida e Amministratore delegato di Slow Food Editore, Carlo Bogliotti. Le prenotazioni sono aperte e sul sito di Slow Food Trentino è possibile trovare tutte le informazioni.

Le novità del Trentino

Otto le chiocciole della provincia di Trento: a Brentonico Maso Palù, a Canal San Bovo Maso Santa Romina, a Isera la Locanda delle Tre Chiavi, a Levico Terme il Boivin, a Romeno Nerina, a Soraga Ciasa do Paré, a Pergine Osteria Storica Morelli. Nuova chiocciola 2027 l’Osteria 17, sempre a Pergine, il nuovo progetto ristorativo di Paolo Betti.

Tre nuovi ingressi tra le segnalazioni. Da quest’anno sono suggeriti dalla guida, insieme a una trentina di altri locali, anche La Locanda del Minatore a Faedo, Agritur El Mas di Moena e Vallarom di Avio. Nell’inserto malghe due nuove presenze: Malga Telvagola sul Lagorai e Malga Preghena nelle Maddalene.

La situazione Trentina

L’estate 2026, segnata dalle temperature elevate e dal conseguente “assalto” alla montagna, ha reso ancora più evidente il ruolo delle osterie in un territorio montano come il Trentino. Sono presìdi del territorio, luoghi capaci di offrire un’accoglienza che tiene insieme piccoli produttori, saperi tradizionali e tessuto sociale.

Osti e ostesse non inseguono le mode del momento, hype e trend social, ma vivono le comunità e contribuiscono ad animarle. Anche nelle località maggiormente sottoposte alla pressione turistica, rappresentano un punto di incontro tra le esigenze di chi arriva e quelle di chi quei luoghi li abita 365 giorni all’anno, offrendo un servizio che spesso va ben oltre la ristorazione.

Risalendo verso la montagna, diventa sempre più importante riconoscere il ruolo delle filiere agricole nel mantenere abitate le Terre Alte, garantendo servizi, relazioni e opportunità di lavoro. È una consapevolezza che deve crescere anche all’interno del mondo ambientalista: la tutela degli ecosistemi montani non può essere separata dalla presenza di chi quei territori li coltiva, li pascola e se ne prende cura. Filiere che trovano il proprio completamento nelle osterie, nelle molte forme che assumono nelle valli trentine: rifugi, masi, aziende agricole, agriturismi, ristoranti d’albergo.

Anche osti e ostesse sono chiamati a leggere il proprio lavoro dentro queste trasformazioni. Operano in territori sottoposti a stress climatico e antropico e a una crescente pressione di interessi economici, energetici e politici che tendono a considerare la montagna soprattutto come una riserva di risorse da sfruttare, sottraendo progressivamente capacità di scelta e di governo alle comunità che la abitano.

Assume in questa prospettiva un significato particolare l’inserto «Andar per malga», dedicato a un altro fondamentale presidio dell’alta montagna.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

vitaTrentina