Studenti con Bes e background migratorio, approvato un nuovo regolamento

AgF Bernardinatti Foto

Un regolamento comune per studenti con bisogni educativi speciali e per studenti con background migratorio. Lo ha approvato la Giunta provinciale di Trento su proposta dell’assessora all’istruzione Francesca Gerosa. Prima di approdare in Consiglio provinciale, il testo dovrà passare per la Quinta Commissione.

“Continuiamo a proporre un’idea di scuola aperta e accogliente verso tutti, capace di innalzare i livelli d’istruzione e le competenze dei nostri ragazzi nel rispetto dei loro tempi e stili di apprendimento, per garantire il diritto allo studio e pari opportunità di successo formativo, puntando al benessere personale e relazionale”, sottolinea Gerosa. “Considerato il mutamento del quadro normativo nazionale e internazionale, l’evoluzione del pensiero pedagogico in ottica di progettazione universale e più in generale della sensibilità culturale sui temi dell’inclusione scolastica, abbiamo quindi ritenuto opportuno prevedere un aggiornamento della disciplina in materia. Nell’ottica della centralità di ogni studente e studentessa, ognuno con le proprie caratteristiche personali, questo provvedimento riunisce le previsioni normative declinate finora in due distinti regolamenti: sui bisogni educativi speciali e sull’integrazione degli studenti con background migratorio. Il nuovo regolamento consente anche di uniformare e aggiornare la disciplina provinciale rispetto a quanto previsto a livello nazionale: si tratta di un’adozione preliminare che sarà condivisa con la Quinta Commissione del Consiglio provinciale prima dell’approvazione definitiva”.

Il tema è al centro del dibattito pubblico, visto il recente annuncio della premier Giorgia Meloni, la quale ha riferito che verrà istituito un tetto agli studenti stranieri in classe. Intervistata dal quotidiano L’Adige, Gerosa ha dichiarato di essere d’accordo. “La presenza di alunni di recente immigrazione – ribatte l’associazione Docet – è una realtà della scuola di oggi e può rivelarsi una formidabile risorsa, se accompagnata dagli strumenti necessari, ma non si affronta spostando i ragazzi da una classe all’altra o fissando una percentuale. Quello che manca è un investimento strutturale sull’integrazione. Le stesse linee guida del Ministero indicano nei laboratori linguistici e nell’insegnamento intensivo dell’italiano L2 uno degli strumenti decisivi; nella pratica, però, le scuole si trovano a garantire poche ore di potenziamento linguistico, discontinue e insufficienti rispetto ai bisogni”.

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