“Senza retoriche celebrazioni quel periodo della nostra storia ci appartiene in solido, in tutti i suoi aspetti, come un lascito i cui effetti non hanno ancora trovato uno sviluppo adeguato. Da qui nasce l’opportunità di diffondere una ‘cultura della liberazione’ che sia capace di rimediare allo scandalo di una vita politica dimentica del suo ruolo di servizio al cittadino, perché troppo preoccupata di perpetuare se stessa”. A cinquant’anni di distanza dal 25 aprile 1945, l’ex direttore di Vita Trentina, don Agostino Valentini, ricordava così la liberazione dal nazifascismo.
Nel numero del 23 aprile 1995, veniva anche rilanciato l’appello promosso da Cgil Cisl e Uil del Trentino insieme ad Acli, Anpi, Anpia, Fiap, Imi, Rosabianca, Cir, Comitato per la difesa della Costituzione e Museo del Risorgimento: “Ai sintomi di decadenza globale che è rappresentata dal vuoto di ideali e di eticità occorre rispondere con fermezza che la Resistenza fa parte della storia e della cultura del popolo italiano, che la Costituzione, nata dalla Resistenza, è da difendere e promuovere“. “Il Paese – proseguiva ancora l’appello -, cinquant’anni fa, risorse attraverso il sacrificio e la lotta di tanti uomini coraggiosi e liberi; ora ha bisogno di ricostruire altre macerie attraverso un progetto di un nuovo stato democratico liberato dalle tentazioni di scorciatoie e avventure che non possono garantire ai cittadini e ai lavoratori autentica libertà, democrazia politica ed economica, solidarietà per i più deboli”.