“Una nuova legge, di 240 articoli, regola adesso, dal punto di vista giuridico, la vita della famiglia italiana. Una legge al passo dei tempi, come si dice, che risponde alle esigenze della realtà sociale in cui viviamo“. Esordiva così l’articolo di Vita Trentina in cui viene raccontata la riforma del diritto di famiglia, entrata in vigore il 22 aprile del 1975.
“Un elemento di fondo caratterizza la nuova legge – rilevava il nostro settimanale -: la concezione comunitaria della famiglia, in cui l’uomo e la donna in piena parità esercitano la patria potestà verso i figli, gestiscono il governo della casa e amministrano i loro beni di cui sono proprietari in parti uguali. Tramonta così la vecchia concezione gerarchica della famiglia, proprio perché la condizione della donna è cambiata, le sue responsabilità civili e sociali sono ora identiche a quelle dell’uomo e il matrimonio, come sancisce anche la Costituzione all’art. 29, è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi“.
Un capitolo importante della nuova normativa sancisce l’uguaglianza di diritti e doveri di uomo e donna all’interno del matrimonio: “Con il matrimonio – si legge – il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri. Essi si impegnano reciprocamente alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alle proprie capacità di lavoro professionale e casalingo a contribuire ai bisogni della famiglia”.