Le diverse sfumature di un artista poliedrico

Nel documentario “Il mio nome è Riccardo Cocciante” (su RaiPlay) la straordinaria esperienza professionale di Riccardo Cocciante, dai primi successi alle prove più mature

“Perché questa lunga notte, non sia nera più del nero, fatti grande dolce luna e riempi il cielo intero. E perché quel suo sorriso possa ritornare ancora, splendi sole domattina come non hai fatto ancora”, una canzone che si fa poesia, lui è Riccardo Cocciante, il titolo “Margherita”, era il 1976.

Riconosciuto come uno degli artisti più importanti del panorama musicale italiano e internazionale, Riccardo Cocciante continua a lasciare un segno indelebile nella musica e nella cultura contemporanea.

“Il mio nome è Riccardo Cocciante” è il titolo del primo docufilm che racconta la sua lunga esperienza professionale, con la regia di Stefano Salvati, disponibile su RaiPlay nella sezione Documentari. Nato nel 1946 a Saigon, dove il padre lavorava, si trasferisce nel 1957 con la famiglia in Italia: il 1975 è l’anno della canzone “L’alba” e della collaborazione con Marco Luberti.

“Che posso dire? Posso dire soltanto una cosa, non ho scelto questa vita, è la canzone che ha scelto me”, così spiega la sua grande passione all’inizio di questo straordinario racconto, aggiungendo come “ogni canzone va riscoperta, va rivissuta”.

Ritroviamo l’aspetto personale e quello professionale che si fondono restituendo il profilo di un artista da sempre indissolubilmente legato alla musica.

Un docufilm che fa scoprire allo spettatore le diverse sfumature di questo artista poliedrico, attraverso il racconto inedito in prima persona tra ricordi, difficoltà, incertezze e una straordinaria vita professionale.

Il film ripercorre l’esperienza di Cocciante dalla nascita fino alla lavorazione dei progetti di questi anni. Immagini di repertorio e fotografie personali inedite restituiscono il ritratto dell’artista e del suo contesto familiare. Le elaborazioni grafiche sono integrate anche da contenuti generati dall’intelligenza artificiale che vanno a impreziosire i repertori giovanili della vita di Cocciante. Da Laura Pausini, che inserì in una sua raccolta di cantautori la canzone “Io canto” del 1979, a Gianna Nannini, da Elodie ad Achille Lauro, da Mogol a Ron, a Fiorella Mannoia, e poi molti altri, voci di colleghi e persone che hanno intrecciato i loro percorsi con il Maestro a completare il ritratto a tutto tondo di un artista di fama internazionale e di un compositore senza tempo.

Nel docufilm compare anche un bel dialogo, davanti a un pianoforte, fra Cocciante e Mogol, con il quale inizia a collaborare a partire dal 1980, con “Cervo a primavera” e che firmò anche la canzone con la quale vinse il Festival di Sanremo nel 1991, dal titolo “Se stiamo insieme”. E poi naturalmente la nuova pagina della sua carriera come compositore dello spettacolo musicale Notre-Dame de Paris.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

vitaTrentina