La priorità, in vista dell’arrivo dei monsoni, è la fornitura alla popolazione di ripari adeguati
Il devastante terremoto del 25 aprile e del 12 maggio che ha colpito il Nepal, il Nord-Est dell’India, il Tibet, il Pakistan e il Bangladesh, ha causato in Nepal, secondo gli ultimi dati forniti dalle autorità, oltre 8.700 vittime e più di 20.000 feriti; le persone colpite in 39 distretti su 75 sono 8 milioni, 14 i distretti più colpiti.
In Nepal oltre un centinaio di Ong internazionali hanno avviato le proprie attività. Ma solo una decina ha contattato gli uffici governativi preposti per un accordo generale di lavoro nel paese. La mancanza di coordinamento tra i ministeri e la preoccupazione per l’imminente arrivo dei monsoni hanno spinto ad operare senza aspettare i tempi della burocrazia.
Il piano di risposta all’emergenza lanciato da Caritas Nepal il 4 maggio è stato esteso fino al mese di settembre 2015 coprendo tutti i 14 distretti più colpiti. L'aiuto della rete Caritas ha raggiunto oltre 39 mila famiglie (196 mila persone) fornendo ripari d’urgenza e cibo nei distretti di Kathmandu, Lalitpur e Bhaktapur, Kavre, Okhaldunga, Nuwakot, Rasuwa, Sindhupalchowk, Sinhuli. Di queste famiglie, circa la metà hanno beneficiato anche di primi interventi di riattivazione dell’agricoltura (a Gorkha, Lamjung, Dhading). Il costo complessivo è di oltre 4 milioni di euro. A questo si aggiungono altri interventi della rete Caritas per raggiungere altre persone vittime del sisma. Il piano, frutto del coordinamento con le autorità governative e le diverse agenzie umanitarie operanti in loco, rimane, per ora, l’intervento principale della Caritas Nepal. Ed è su questo che si concentrano le risorse delle Caritas di tutto il mondo.
A partire dal mese di ottobre 2015 scatterà la seconda fase dell’intervento, volto alla ricostruzione, alla riattivazione socio-economica, al rafforzamento delle comunità e alla riduzione del rischio.
La Caritas Italiana, dopo un primo stanziamento di 100.000 euro a sostegno del piano di risposta predisposto da Caritas Nepal, sta appoggiando interventi di congregazioni religiose e di altre organizzazioni impegnate nell’assistenza agli sfollati. Si tratta in prevalenza di progetti focalizzati sulla fornitura di ricoveri temporanei e di beni di prima necessità, oltre ad alcuni interventi di sostegno scolastico, di riattivazione agricola, di sostegno psicologico. Complessivamente l’impegno stanziato da Caritas Italiana ammonta poco più di 562 mila euro.
Sono allo studio possibili altri interventi e forme di accompagnamento nel medio e lungo termine. Per ora, l’approntamento di ricoveri è il bisogno prioritario: l’arrivo dei monsoni rende ancor più urgente la necessità di fornire ripari d’urgenza adeguati.
In Trentino la colletta per il Nepal promossa nelle parrocchie lo scorso 17 maggio ha fruttato 159 mila euro (di questa somma la Caritas di Trento ha immediatamente fatto pervenire a Caritas Italiana 100 mila euro). Altre donazioni hanno permesso di raccogliere una cifra di poco inferiore a 100 mila euro. Rimangono a disposizione della Caritas di Trento 109 mila euro, per interventi che saranno concordati con la Delegazione Caritas del Nordest e con il Tavolo provinciale per il Nepal coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento.