Caporalato, la Flai Cgil del Trentino chiama ad “un’ampia alleanza per fermare il fenomeno”

Proseguono le indagini sui casi di caporalato in Trentino, che hanno portato nei giorni scorsi all’arresto di due persone e alla denuncia dei titolari di tre aziende della Valsugana sono stati denunciati, con accuse che vanno dallo sfruttamento dei lavoratori alla riduzione in schiavitù, dalla tratta di persone ai maltrattamenti con lesioni e, questa mattina al decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di 384.551 euro nei confronti di un imprenditore, attivo nel settore della ristorazione, indiziato di aver sviluppato un articolato e consolidato sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, in concorso con alcuni imprenditori del settore agricolo, operanti in Val di Non, facendo leva sulle procedure di ingresso previste dal cosiddetto “decreto flussi”. Del 22 ottobre è la notizia dell’esecuzione, di nuovo da parte della Finanza, del decreto di sequestro preventivo di 790.514 euro nei confronti di un imprenditore trentino e di suoi cinque collaboratori, tutti indiziati di appartenere a un’associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e alla truffa, nel settore dei piccoli frutti. Di luglio è il caso dell’azienda vitivinicola.

Un allarme che la Flai Cgil del Trentino, con il suo Segretario generale Juri Frapporti, denuncia da tempo: “È di pochi giorni fa la notizia delle indagini nel mondo dei piccoli frutti e, andando solo poco più indietro, quello dell’azienda vitivinicola. Lo diciamo da tempo avendo costanti contatti coi lavoratori e assicurando loro tutela, anche legale: il caporalato in Trentino si è diffuso andando a interessare ampi territori e diversi settori. Mai come ora serve trovare condivisione nel contrasto a questa piaga: azioni congiunte devono essere studiate dai sindacati in sinergia con gli enti pubblici, le parti datoriali, le aziende sane. Stiamo assistendo non solo all’emersione del fenomeno, ma anche a una sorta di “escalation” dei reati contestati: caporalato, sfruttamento, pestaggi, fino alla riduzione in schiavitù”. Per Frapporti, “Nel caso della Valsugana, come in quello dei piccoli frutti e dell’azienda vinicola, alcuni dei lavoratori hanno trovato, nella Flai Cgil, la possibilità di difendersi. L’emersione del fenomeno potrà spingere altre persone a comprendere quali sono i loro diritti e a rivolgersi a noi e alle forze dell’ordine. Noi rilanciamo il nostro impegno e, solo per fare un esempio, visto che spesso l’ostacolo della comprensione dell’italiano è una vera e propria arma a disposizione dei caporali, le nostre comunicazioni vengono tradotte in varie lingue, compresi l’arabo e l’urdu”.

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