“Un Papa per i nostri tempi”, titolava Vita Trentina dopo l’elezione di papa Giovanni Paolo II, avvenuta il 16 ottobre 1978. La decisione, scriveva il direttore don Vittorio Cristelli, “è il riconoscimento, limpido nella sua semplicità e soprattutto non corrotto da calcoli di supremazia o di potere, dell’universalità della Chiesa. Un’universalità che la Chiesa ha bisogno di ribadire, anche visivamente, perché oggi, più che mai, vive nella dimensione planetaria e non solo occidentale, meno che meno nazionale”. Non accadeva dal 1523, infatti, che venisse eletto come papa un cardinale non italiano.
Nel suo discorso programmatico, pronunciato di fronte ai cardinali in chiusura del Conclave, papa Giovanni Paolo II richiamò il Concilio Vaticano II, “pietra miliare” nella storia della Chiesa. “Ed ecco gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo a Roma; lo hanno chiamato di un Paese lontano… Lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana”, disse Wojtyla nella sua prima apparizione pubblica. “Io ho avuto paura di ricevere questa nomina… ma ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale alla sua madre Madonna Santissima. Anche se non so se potrei bene spiegarmi nella vostra… nostra lingua italiana… se mi sbaglio mi correggerete e così mi presento a voi tutti per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia alla Madre di Cristo e della Chiesa e anche incominciare di nuovo su quella strada, quella strada della storia e della Chiesa, e incominciare con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini”.