A Lavis venerdì una serata dedicata ai Patti digitali di comunità

È il grande tema dei nostri tempi, soprattutto per chi è genitore o si occupa di educazione: come far crescere ragazzi consapevoli in un mondo digitale, con tutte le sue potenzialità ed effetti collaterali. I Patti digitali di comunità nascono proprio per questo: per affrontare insieme queste scelte, mettere d’accordo le famiglie su alcune regole, accompagnare gradualmente i ragazzi nell’autonomia e coinvolgere le realtà educative del territorio. Se ne parlerà a Lavis, dove venerdì 16 ottobre alle 20.30, all’auditorium comunale, si terrà la serata di lancio di un intero mese dedicato al digitale. L’ospite sarà Marco Gui, docente di sociologia all’Università di Milano-Bicocca, e la serata è organizzata dal Comune di Lavis con Appm.

L’incontro, intitolato “Benessere digitale, sì, ma come? L’esperienza dei patti digitali di comunità”, porta sul territorio un’esperienza sviluppata a livello nazionale per ridurre la pressione ad anticipare l’arrivo dello smartphone e aprire un confronto tra genitori, scuole, associazioni e istituzioni. Il principio è semplice: una scelta educativa diventa più sostenibile quando è condivisa dalle famiglie con cui bambini e ragazzi crescono ogni giorno.

“La serata di venerdì sarà il punto di partenza di un lavoro che coinvolgerà tutto il territorio – spiega l’assessora all’istruzione del Comune di Lavis, Caterina Pasolli –. Avvieremo la raccolta delle adesioni ai Patti digitali, coinvolgendo attivamente le famiglie, i pediatri e le realtà educative, dal nido alle scuole medie. Lavoreremo insieme alla Comunità di Valle per costruire una linea educativa comune e dare continuità a questo percorso. L’obiettivo è fare in modo che i genitori possano contare sul sostegno di una comunità che si confronta e cerca insieme soluzioni concrete per accompagnare bambini e ragazzi nell’uso delle tecnologie”.

Il percorso proposto a Lavis e nella Piana Rotaliana si traduce in due Patti, distinti per età: uno dedicato alla prima infanzia, da zero a sei anni, e uno alla fascia dai sei ai quattordici anni. Le famiglie che intendono aderirvi saranno invitate a sottoscrivere impegni concreti, che riguardano tanto i figli quanto gli adulti.

Per i più piccoli, al centro ci sono la presenza dei genitori durante l’utilizzo dei dispositivi, la scelta dei contenuti e la tutela dei momenti di relazione: pasti, letture, gioco, tempo all’aperto e preparazione al sonno. Il Patto chiede anche agli adulti di mettere da parte il proprio telefono nei momenti importanti della giornata, a partire dall’uscita da scuola. L’esempio dei genitori diventa così parte dell’educazione digitale.

Per la fascia scolastica, tra gli impegni proposti figura l’attesa almeno fino alla fine della seconda media prima di consegnare uno smartphone personale connesso a Internet. Il documento invita inoltre a scegliere applicazioni e giochi adatti all’età, concordare tempi e luoghi di utilizzo e accompagnare i figli nella gestione del dispositivo. La consegna del telefono diventa l’occasione per un accordo esplicito: regole comprensibili, confronto su ciò che accade online e una supervisione dichiarata, da svolgere possibilmente insieme.

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