Massimo Moratti, Senior Research Affiliate di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), per il quale cura l’invio di corrispondenze sul Paese balcanico, è stato espulso il 4 settembre scorso dalle autorità serbe, che gli hanno negato il rinnovo del permesso di soggiorno a motivo di “inaccettabili rischi alla sicurezza del paese”.
Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni e risiede stabilmente in Serbia dal 2022.
Dal 2005, Moratti collabora con OBCT in qualità di corrispondente, prima da Sarajevo e successivamente da Belgrado. Tra il 2011 e il 2018 ha lavorato in Serbia a diversi progetti UE a sostegno di sfollati, rifugiati e potenziali richiedenti asilo, per poi trasferirsi a Londra e ricoprire la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International. Dopo essere tornato a Belgrado con la famiglia, è entrato a far parte del team MFRR (Media Freedom Rapid Response), svolgendo un ruolo fondamentale nell’indirizzare le iniziative di advocacy del consorzio per la libertà dei media nei Balcani occidentali.
Il consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR) e i partner impegnati nella difesa della libertà di stampa e di espressione esprimono il loro fermo sostegno al collega Massimo Moratti, colpito da un provvedimento di espulsione dalla Serbia “apparentemente legato alla sua attività in difesa dei diritti umani” ed esortano, si legge nel comunicato diffuso oggi (18 settembre) le autorità serbe “a revocare immediatamente l’ordine di espulsione“, consentendo a Moratti di rimanere in Serbia con la propria famiglia e di proseguire il suo lavoro.
A fine gennaio, ricostruisce il comunicato di MFRR, “Moratti e la sua compagna hanno presentato alle autorità serbe la richiesta di permesso di soggiorno temporaneo, concesso a maggio alla compagna. A giugno è stato fissato un incontro formale con l’Agenzia per la sicurezza e l’informazione dello Stato serbo, nel corso del quale Moratti è stato interrogato sulle sue attività professionali, passate e presenti, nel Paese. Il 3 settembre, la compagna ha ricevuto una telefonata dalla polizia che comunicava la convocazione di Moratti, per il giorno seguente, presso l’ufficio competente per i cittadini stranieri; in tale sede gli è stato infine notificato il provvedimento di espulsione. Assistito dal suo legale, il 10 settembre Moratti ha presentato ricorso contro la decisione dell’Ufficio e ha successivamente chiesto al Tribunale amministrativo una misura cautelare per sospendere la procedura di espulsione, sollecitando la Corte a tenere conto della separazione forzata dalla famiglia che tale provvedimento comporterebbe”.
Le autorità serbe, precisa la nota di MFFR, non hanno fornito spiegazioni specifiche a giustificazione della decisione di espellere Moratti. Ma il Consorzio ritiene vi siano “fondati motivi” per ritenere che il provvedimento di allontanamento “sia legato ai diversi ruoli ricoperti da Moratti come difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage per OBCT sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni, o al suo lavoro all’interno del consorzio MFRR”.
“Negli ultimi anni, MFRR e OBCT hanno documentato il progressivo deterioramento della libertà dei media in Serbia, inclusa l’escalation di violenze fisiche contro i giornalisti e i tentativi delle autorità serbe di censurare o mettere a tacere il giornalismo indipendente e le voci critiche”, prosegue il comunicato. “In questo contesto, nel marzo 2026 MFRR ha effettuato una missione di advocacy nel Paese, a cui ha partecipato anche Moratti in rappresentanza di OBCT, pubblicandone il rapporto finale nel luglio 2026 (pdf). Queste tempistiche coincidono con le ritorsioni amministrative di cui Moratti è stato oggetto”.
MFFR e le organizzazioni partner considerano il diniego del permesso di soggiorno e il successivo ordine di espulsione come “una forma di molestia amministrativa volta a intimidirlo per ritorsione contro il suo lavoro e il suo sostegno ai giornalisti del Paese e dell’intera regione”, seguendo una deriva preoccupante. Negli ultimi due anni infatti “si sono verificati diversi casi documentati in cui attivisti della società civile stranieri, giornalisti e difensori dei diritti umani in Serbia si sono visti rifiutare o revocare il permesso di soggiorno, oppure sono stati espulsi con divieto di rientro o respinti in prima battuta, spesso sulla base di motivi altrettanto vaghi di ‘rischio per la sicurezza’. Questa tendenza è stata documentata nel capitolo nazionale della Serbia del Rapporto sullo Stato di diritto 2025 della Commissione europea“.
Il comunicato è firmato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), European Federation of Journalists (EFJ), European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF), Free Press Unlimited (FPU), ARTICLE 19 Europe, International Press Institute (IPI), Index on Censorship, Reporters Without Borders (RSF), Balkan Free Media Initiative (BFMI), International Federation of Journalists (IFJ).