È stata presentata a Trento presso lo Spazio Alpino in via Manci la Settimana dell’Accoglienza 2026 dal titolo “Sicurezze: vivere la comunità“. Hanno preso la parola per presentare la Settimana e il programma il presidente di CNCA TAA Claudio Bassetti; l’assessora alle politiche sociali, casa e partecipazione del Comune di Trento Giulia Casonato; il sindaco di Lavis Luca Paolazzi; il presidente della Cooperativa Villa S. Ignazio e consigliere nazionale di CNCA Michelangelo Marchesi. Sono proseguiti poi interventi dal pubblico per presentare alcuni degli eventi proposti sul territorio regionale.
“Ciò che presentiamo oggi non è solo un programma, per quanto articolato e ricco, ma un manuale terapeutico che offriamo alla comunità tutta per contribuire a contrastare una malattia sociale: la paura. Non è malattia inventata perché ci sono molti motivi per avere paura o timore. A cominciare dai conflitti che infestano il mondo, la terza guerra mondiale a pezzi, come diceva Papa Francesco. I potenti di questo mondo hanno perso, nelle parole e nei fatti, remore nell’usare la forza come prassi per la risoluzione dei conflitti. La guerra trascina con sé anche la prospettiva di futuro, accentuando le disuguaglianze, l’impoverimento di un numero sempre maggiore di persone, lo spostamento di enormi risorse sociali verso le spese militari. Salute, istruzione, previdenza, assistenza sociale da diritti diventano merce. In tutto questo la crisi climatica subisce accelerazioni marcate i cui effetti determinano costi in vite ed economie sempre più elevati, scavando ancor più le differenze fra chi si può tutelare e chi invece, senza averne responsabilità, paga il prezzo più alto”, ha detto Bassetti nel suo intervento. “Noi intendiamo la sicurezza come mezzo, bene relazionale, per garantire persone e comunità, per cercare di rendere le persone meno sole, meno impaurite e quindi meno ricattabili. Per fare questo lavoriamo quotidianamente non solo per fornire servizi alla comunità ma anche per costruire una cultura della accoglienza; convinti che una collettività attenta alle fragilità, al riconoscimento dei diritti e dei bisogni delle persone in difficoltà, dei richiedenti asilo, al recupero delle persone private della libertà, alla tutela delle vittime di violenza, sia una comunità capace di tutelare meglio sé stessa e di essere più coesa e più forte. La sicurezza non è il privilegio dei più forti ma il diritto dei più deboli”.