Fine vita, la Quarta commissione ascolta il presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita Renzo Pegoraro è intervenuto in Quarta commissione del Consiglio provinciale, presieduta da Maria Bosin, per dare un’opinione sul disegno di legge di iniziativa popolare intitolato “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria provinciale al suicidio medicalmente assistito”, proposto dall’avvocato Fabio Valcanover.

Pegoraro ha auspicato una disciplina nazionale in materia, invitando i partiti rappresentati in Consiglio provinciale a sollecitare il Parlamento, così da garantire regole uniformi sul tema. Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha giudicato opportuna una presa in carico tempestiva, invitando però ad evitare termini troppo rigidi, e ha sottolineato la necessità di garantire non soltanto un’informazione completa, ma anche un accesso reale alle cure palliative e al sostegno psicologico. Infine, Pegoraro ha invitato a valutare se il comitato etico debba limitarsi all’esame della documentazione oppure debba incontrare direttamente il paziente, così da svolgere pienamente la propria funzione di ulteriore garanzia.

Fabio Valcanover, proponente del disegno di legge, ha definito il testo emendabile e migliorabile, ma comunque preferibile al vuoto normativo. Ha riconosciuto l’obiezione di coscienza del singolo professionista, non quella dell’Azienda sanitaria, e ha chiesto se, nell’attesa del Parlamento, non sia opportuno disciplinare almeno le procedure a livello provinciale.

È stato audito anche Carlo Segatta, coordinatore dell’equipe diocesana per la Pastorale della salute, che ha illustrato la posizione della Chiesa trentina, fondata sull’accompagnamento della persona sofferente fino alla morte e sulla tutela dei più fragili. Segatta ha richiamato i documenti delle Conferenze episcopali regionali, e ha indicato nel suicidio assistito il rischio di una “scorciatoia”, capace di indurre il malato a sentirsi un peso e la collettività a disinvestire nella cura e nelle relazioni di sostegno. La libertà di scelta – ha aggiunto – può essere reale soltanto se accompagnata da cure accessibili, sostegno alle famiglie, assistenza psicologica e spirituale e una presa in carico integrata.

Secondo Lucia Busatta e Loreta Rocchetti dell’Osservatorio per un diritto gentile, nella perdurante assenza di una normativa statale una legge provinciale sulle procedure potrebbe offrire un quadro chiaro e coerente con i principi richiamati dalla Corte Costituzionale.

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