“Le strade sono piene di gente che cerca di allontanarsi e di far funzionare il telefonino. Non c’è vero panico, solo un sacco di gente determinata ad andarsene alla svelta. Molti sono in evidente stato di shock. Li confortano amici e passanti. Il traffico è completamente paralizzato. In auto e a piedi, la gente vuole uscire dalla città”. Sono le parole che Andry Carvin di Oneworld Usa inviava agli amici di Unimondo, il supersito per lo sviluppo umano sostenibile, partner italiano di Oneworld. Il messaggio venne pubblicato dal settimanale Vita Trentina per raccontare l’11 settembre 2001, quando tre aerei di linea vennero dirottati sulle torri gemelle del World Trade Center e un quarto invece a pochi chilometri da Pittsburg. “Gli Stati Uniti scoveranno e puniranno i responsabili”, promise il presidente George W. Bush nel suo discorso alla nazione.
“In questo tragico momento per gli Stati Uniti d’America e per l’intera Civiltà Umana vogliamo partecipare alla sofferenza ‘indicibile’ di tutte le persone coinvolte”, il messaggio dell’arcivescovo di Trento Luigi Bressan. “Invito le Comunità Cristiane alla preghiera per la Pace e la Concordia, evitando sentimenti di odio, ma cercando di rinsaldare e di far prevalere i legami del senso di appartenenza alla stessa famiglia umana”.
“Sono rimasto scioccato, non immaginavo che mai sarebbe potuta accadere una cosa del genere“, raccontava Bill Weber, 31 anni, di Los Angeles, borsista di un anno presso l’Università di Trento. “Ho dei parenti a New York, li ho sentiti, per fortuna stanno bene”.
“Certo per l’Occidente cambieranno molte cose”, scriveva il politologo Paolo Pombeni nella sua analisi. “C’è la fondata aspettativa che la ‘guerra’ che di fatto si è aperta possa portare ad un abbassamento se non ad una autentica crisi del lungo periodo di benessere che l’Occidente ha vissuto. In fondo dal 1945 ad oggi siamo stati immersi in un contesto sostanzialmente ‘pacifico’, e questo ha consentito il nostro eccezionale benessere. Certo c’erano tensioni, c’era la paura della guerra atomica, c’erano i blocchi l’un contro l’altro armati, ma, tranne sporadici momenti, non si è mai stati molto vicini ad una guerra”. “L’atto di guerra contro gli Usa e le reazioni a catena che inevitabilmente innescherà, non potranno lasciare intatto questo contesto. Non sappiamo dire come si modificherà e in quanto tempo; pensiamo però che difficilmente possa restare intatto nella sua forma attuale”, aggiungeva Pombeni.