Più di mille persone sono arrivate a Pietramurata, frazione del comune di Dro, per dire che il Trentino non è d’accordo con le idee espresse nel raduno neonazista “Ritorno a Camelot”, in corso fino al 6 settembre. Una manifestazione ordinata e pacifica, alla quale hanno partecipato persone di tutte le età: anche una signora anziana in carrozzina, la quale, ai microfoni del Tg3, ha dichiarato orgogliosamente di essere “figlia di antifascisti”.

Erano presenti anche le istituzioni. “Il Trentino ha altri valori, è una terra di autonomia. Siamo qui a testimoniare questo”, ha affermato l’assessora all’agricoltura Giulia Zanotelli in rappresentanza della Giunta provinciale. Dello stesso avviso anche il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini. “Siamo qui per ribadire i valori dell’autonomia e della democrazia, contro ogni estremismo”, ha detto ai cronisti.

In corteo, assieme a molti sindaci, tra cui Alessio Zanoni (Riva del Garda), Giulia Robol (Rovereto), Arianna Fiorio (Arco), Franco Ianeselli (Trento), Alessio Anselmo (Madruzzo) e Walter Battisti (Besenello), anche la prima cittadina di Dro Ginetta Santoni. “Grazie per aver sostenuto quella che è una battaglia di tutti – ha detto -, ma anche grazie a tanti consiglieri comunali di Dro che sono qui. Siamo qui per dire che la Costituzione, l’autonomia, l’antifascismo sono elementi che ci contraddistinguono”.

“Siamo qui per dire che siamo altra cosa rispetto al nazismo, al fascismo, alla mortificazione delle differenze, all’annientamento dell’avversario politico”, ha ribadito il presidente delle Acli Trentine Walter Nicoletti.
Presenti anche i deputati Sara Ferrari (Partito Democratico) e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra). “Sono assolutamente orgogliosa di andare a Roma e dire che le cittadine e i cittadine del Trentino hanno gli anticorpi”, ha detto Ferrari. Dopo aver organizzato i sindacati, che hanno organizzato la manifestazione, Bonelli si è scagliato contro il governo: “Ho parlato con il ministro Piantedosi e con la prefetta. Ho cercato di spiegargli che esiste una legge nel nostro Paese – a parte la Costituzione che si fonda dichiaratamente sull’antifascismo – che si chiama legge Mancino e che vieta, punisce e sanziona l’odio razziale. Domando oggi la ragione per la quale il governo della Repubblica italiana non ha avuto il coraggio di vietare un raduno di nazisti”.
Partita da piazza Mercato, la manifestazione ha seguito un breve tracciato per ritornare nell’esatto luogo di partenza, restando lontana dal tendone che ospita il raduno neonazista. “Mi dispiace che sia stato concesso il permesso di fare questa manifestazione”, ci dice Chargui Abdessattar, dell’Associazione Famiglie Tunisine del Comune di Dro. “I diritti – aggiunge – devono essere validi per tutti”.