Quando l’orologio della stazione di Bologna si fermò: la strage del 1980 su Vita Trentina

Quel 2 agosto, l’orologio della stazione dei treni di Bologna si fermò alle 10.25. Era il 1980, ed un ordigno esplosivo fece saltare in aria una parte dell’edificio: crollarono le sale d’attesa di prima e di seconda classe.

“Soltanto il giorno dopo – si legge nella cronaca di Vita Trentina del 10 agosto 1980 – l’entità dell’attentato, perché di azione criminosa si tratta, raggiunge dimensioni strazianti: 76 morti, più di duecento feriti, di cui alcuni gravissimi ed in fin di vita, molti dei quali, purtroppo, non ce la faranno a sopravvivere”.

L’attentato venne rivendicato dai Nar (Nuclei Armati rivoluzionari), una formazione terroristica di estrema destra. “La ‘pista nera’ – si legge sempre su Vita Trentina -, quella dei Nar, ha subito incontrato maggior credito presso gli inquirenti non solo perché il tipo dell’attentato (la strage di civili inermi, tesa a destabilizzare l’ordine e a creare panico nell’opinione pubblica) rientra nel tragico cliché dell’operazione neofascista (la strage di Piazza Fontana di Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, del treno Italicus insegnano), ma anche perché proprio in questi giorni (il 4 agosto, per la precisione) ricorre il sesto anniversario della bomba sul treno Italicus, che provocò 12 morti e 48 feriti. E il giorno prima della tragedia della stazione di Bologna, Mario Tuti, ritenuto il principale responsabile della strage sull’Italicus, era stato rinviato a giudizio dalla magistratura bolognese con l’imputazione di strage. I Nar, nella telefonata che ha rivendicato l’attentato di Bologna, hanno innalzato un macabro ‘elogio’ al loro camarata Mario Tuti”.

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