L’ora solenne del 25 luglio, pagina da non dimenticare

“Ora solenne. Per ordine del Sovrano il Maresciallo Badoglio ha assunto il Governo militare del Paese con pieni poteri”. ( Vita Trentina, 29 luglio 1943) “Sono stati eseguiti, per misura precauzionale di ordine pubblico, numerosi arresti di persone in vista, già militanti nelle file del disciolto Partito nazionale fascista”. ( Vita Trentina, 5 agosto 1943)

La data del 25 luglio 1943 resta fondamentale nella storia d’Italia, ma soprattutto nella coscienza degli italiani, non solo perché segnò la fine del ventennio fascista e la rimozione- sconfessione di Mussolini innanzitutto da parte dei gerarchi che erano stati le colonne del regime e del re che l’aveva sostenuto, ma perché “l’ora solenne” che essa segnò viene da lontano, da una opposizione crescente nella popolazione e da una presa di distanza di ampi settori dell’economia, della società civile, degli ambienti militari, preludio alla successiva Resistenza. Non fu un “golpe” di palazzo quello del 25 luglio e sta forse in questo la sua lezione più importante, ma il culmine di azioni che avevano portato una serie di protagonisti della vita del Paese a riappropriarsi del loro ruolo e a tessere nuovi collegamenti e rapporti internazionali. All’origine c’era la consapevolezza, sempre più diffusa, che la guerra in cui l’Italia era stata irresponsabilmente trascinata da Mussolini il 10 giugno 1940 con il proditorio attacco alla Francia già piegata da Hitler si trovava su una china tale da poterla considerare perduta. L’esito sciagurato dell’avventura (sventura) greca, la sconfitta ad El Alamein a fine 1942 e Stalingrado erano segnali eloquenti. Nel gennaio del 1943, nella conferenza di Casablanca, gli Alleati avevano confermato i loro piani strategici per ottenere dalla Germania una capitolazione senza condizioni, anche se erano uscite voci sulla possibilità di un particolare trattamento per l’Italia. Era stata però decisa l’occupazione in tempi brevi della Sicilia per avere un totale controllo sul Mediterraneo. All’interno, nel frattempo, il regime di Mussolini si confrontava con una situazione di crescente impopolarità e rabbia da parte della popolazione, per la fame crescente, i figli soldati perduti in Grecia, in Russia, in Africa… tanto che Mussolini stesso, il 6 febbraio aveva operato un drastico cambio nel suo governo, destituendo alcuni dei nomi più esposti e nominando Scorza, che aveva la fama di “duro” segretario del partito. Ma ciò non valse a ridurre il dissenso che cresceva. Frattanto molti si mobilitavano per cercare una via che consentisse di uscire dalla guerra e in questa prospettiva si mossero gli ambienti economici con il presidente degli industriali Cini, il nuovo capo di Stato maggiore Ambrosio, che nominò ai vertici dell’esercito ufficiali fedeli al re più che al duce, ambienti di Casa Savoia, con Maria José, moglie del principe ereditario Umberto che apriva contatti in Vaticano (mons. Montini, il futuro Paolo VI), in Portogallo, a Londra, mentre il re Vittorio Emanuele si distingueva per la sua inerzia. Già alcuni mesi prima del 25 luglio, in un incontro con Badoglio il re gli aveva annunciato che l’avrebbe nominato capo del governo. Era particolarmente attivo Dino Grandi, fra i gerarchi più critici, presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni, che era stato anche ambasciatore a Londra e lì poteva contare su numerosi contatti. Il re non intendeva muoversi, ma la situazione poi precipitò sul piano militare, con la presa di Tunisi da parte degli Alleati in maggio e con la successiva invasione della Sicilia, quando il 10 luglio gli americani occuparono Augusta.

In questa situazione vennero resi noti alcuni ordini del giorno da parte di esponenti fascisti da sottoporre al Gran Consiglio (che non si riuniva dal 1939) per sbloccare una situazione che anche per Mussolini stava diventando insostenibile. Grandi chiedeva che Mussolini si facesse da parte per consentire che la guerra finisse; Farinacci, altro esponente di punta del Gran Consiglio, proponeva di continuare invece la guerra stringendo ancor più l’alleanza con i tedeschi. Scorza cercava di sostenere Mussolini. Grandi portò a conoscenza del suo ordine del giorno molti personaggi e lo fece leggere allo stesso Mussolini, il quale ugualmente convocò il Gran Consiglio e ne seguì poi l’esito senza reagire, forse ormai rassegnato all’ineluttabile tanto che in seguito al voto che lo sfiduciò non mise in votazione le successive proposte di Farinacci e Scorza. Poi le cose precipitarono. Mussolini presentò al re le sue dimissioni, forse pensando che le respingesse, ma il re le accolse e lo fece arrestare, formalmente per garantire la sua sicurezza, e nominò Badoglio capo del governo il quale concluse il suo messaggio di accettazione con la frase “la guerra continua” che mirava a prendere tempo per intavolare un armistizio con gli Alleati, ma gettò l’Italia nel caos. Esplose il giubilo degli italiani, vennero rimossi da vie e piazze i fasci littori, ma il Paese e l’esercito rimasero di fatto senza guida consentendo così ai tedeschi, che già si aspettavano un ribaltamento del fronte, di occupare militarmente l’Italia, liberando Mussolini che era trattenuto sul Gran Sasso e portando al fatidico 8 settembre, quando fu poi raggiunto l’armistizio, che vide l’internamento dei militari italiani in Germania, nei durissimi campi di concentramento. Era stato rimosso il regime ma la guerra non era finita, entrava invece nei suoi anni più duri.

Anche a Trento il 25 luglio venne salutato con giubilo e vennero rimossi i fasci mentre i gerarchi locali si defilavano o si nascondevano. Ma anche a Trento quella data segnò l’inizio degli anni più difficili e tragici, con i bombardamenti pesantissimi (aperti da quello della Portela il 2 settembre), l’Alpenvorland nazista, la Resistenza con i suoi martiri, fra i quali Manci, Pasi, Bettini… il riscatto dei giovani in montagna, fino alla Liberazione e la Repubblica democratica. Per questo “l’ora solenne” del 25 luglio merita di essere ricordata, perché racchiude una volontà di libertà che si traduce in capacità di riscatto civile. Una pagina di storia da non smarrire.

 

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