Arriva a Borgo Valsugana la seconda tappa di “Buried Love”, la mostra-progetto di Sabrina Shannon Santorum

“Buried Love” arriva a Borgo Valsugana, riportando la storia lì dove è iniziata. La mostra-progetto della fotografa Sabrina Shannon Santorum, dopo il grande successo della prima apertura a Trento che ha contato oltre 3000 visitatori e visitatrici, porta anche in Valsugana l’indagine che, partendo dalle ferite di una genealogia femminile, esplora il concetto di trauma intergenerazionale e la possibilità di spezzarne le catene attraverso l’arte e la condivisione.

La tappa a Borgo si arricchisce della giornata di studi “⁠I panni sporchi (non) si lavano in famiglia. Un’indagine sul trauma intergenerazionale” giovedì 18 luglio per esplorare i temi della memoria, della violenza e della trasmissione intergenerazionale del trauma.

Il progetto: dallo scavo archivistico all’esperienza immersiva

“Buried Love” (“Amore Sepolto”) nasce dall’urgenza di dare voce a una storia rimasta muta per sessant’anni. Al centro del racconto c’è la nonna dell’autrice, Graziella, nata nel 1956 in un piccolo paese della bassa Valsugana, cresciuta all’ombra di un padre violento e di una madre incapace di difenderla. Attraverso il recupero di archivi familiari danneggiati, fotografie bruciate e memorie frammentate, la fotografa ricostruisce una matrilinearità segnata da violenza domestica, vergogna e silenzi.

La mostra non è solo una cronaca familiare, ma un’esperienza immersiva che utilizza la fotografia documentaria, l’arte partecipativa e installazioni audiovisive per trasformare la memoria individuale in un messaggio universale. Il paesaggio alpino, sfondo della vicenda, diviene metafora emotiva: una montagna che è al contempo luogo di isolamento e possibile rifugio.

Sabrina Shannon Santorum: “Portare questa mostra a Borgo Valsugana ha un enorme significato simbolico. La storia che racconto è profondamente radicata al territorio che l’ha generata e al modo in cui vengono tradizionalmente gestiti gli episodi di violenza domestica: in silenzio e con vergogna. Una violenza che passa di generazione in generazione fino a che qualcuno non ha il coraggio di parlare. L’obiettivo di questo progetto artistico non è solo rendere visibili eventi taciuti, ma spezzare la catena della reiterazione del trauma. La cicatrice di mia nonna la portiamo tutte. Disinfettarla permetterà finalmente di farle prendere aria, senza più silenzi né paure.”

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina