“Radici collettive”, nell’Alto Garda si riscoprono i domini collettivi

Partecipata e ricca di spunti la serata dedicata ai domini collettivi che si è svolta al Cantiere 26 di Arco, primo appuntamento del progetto “Radici condivise – domini collettivi e usi civici fra memoria e rinascita”, promosso dal Comitato Salvaguardia Olivaia in collaborazione con Italia Nostra – sezione trentina e l’associazione La Foresta di Rovereto, con il contributo della Fondazione Caritro e il patrocinio dell’Associazione provinciale ASUC e del METS – Museo etnografico trentino San Michele.

Il progetto, finanziato nell’ambito del bando di cultura ambientale della Fondazione Caritro, vuole riportare al centro dell’attenzione il tema delle proprietà collettive come patrimonio di memoria storica, identità locale e cura condivisa del territorio. Una sessantina di persone hanno preso parte all’iniziativa, primo tassello di un percorso dedicato alle proprietà collettive e alle radici storiche della comunità di Arco e del suo territorio.

Nel suo saluto, la sindaca di Arco, Arianna Fiorio, ha sottolineato il crescente interesse verso una materia complessa, resa ancora più attuale dalle recenti innovazioni normative. È intervenuta anche Manuela Baldracchi, che ha richiamato il valore ambientale e pubblico dei domini collettivi, evidenziando in particolare la dimensione intergenerazionale e il legame con le future generazioni.

Le proprietà collettive affondano le loro radici in epoche lontane: le Carte di Regola di Arco risalgono infatti al 1292 e testimoniano forme di gestione comunitaria delle risorse che hanno segnato per secoli il rapporto tra popolazione e territorio.

Per affrontare un tema che va oltre gli aspetti giuridici ed economici, la serata ha proposto diversi linguaggi e punti di vista. Il professor Christian Zendri dell’Università di Trento ha presentato un racconto in forma poetica, interpretato da Maria Teresa Dalla Torre, accompagnata dal clarinetto di Mauro Pedron e dai disegni dal vivo di Marco Tabilio. Flora Mammana dell’associazione La Foresta ha presentato le mappe dedicate all’estensione delle proprietà collettive nell’Alto Garda e Ledro, mentre Robert Brugger, presidente delle ASUC trentine, ha illustrato il ruolo dei domini collettivi.

Dopo il declino seguito alla Rivoluzione francese e la soppressione avvenuta in epoca fascista, i domini collettivi hanno trovato un nuovo riconoscimento con la legge 168 del 2017, che li definisce come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie e forma di comproprietà intergenerazionale.

Oggi oltre cento amministrazioni ASUC trentine, insieme ad altre realtà storiche come la Magnifica Comunità di Fiemme e la Regola Feudale di Predazzo, gestiscono boschi, pascoli e malghe, reinvestendo i proventi nella manutenzione del territorio, nelle attività didattiche e nella conservazione della memoria collettiva.

Tra le iniziative previste dal progetto prenderà inoltre avvio uno studio, realizzato in collaborazione con il professor Zendri e condotto da una ricercatrice dell’Università di Trento, dedicato all’analisi della gestione delle proprietà collettive nell’Alto Garda, con l’obiettivo di arrivare a una pubblicazione finale dei risultati.

Il percorso proseguirà con tre appuntamenti: il 6 giugno 2026 a Prabi con le attività “Dai Nèta” e “Forno Vagabondo” presso la baita degli Alpini di Arco; il 17 ottobre al Cantiere 26 con lo spettacolo “Charta di Regola, roba di tutti… anche mea” dell’associazione culturale “Un Paese nelle Nuvole”; infine il 25 ottobre, nell’ambito della Festa degli Alberi promossa dal Comune di Arco, con lo spettacolo di burattini di Luciano Gottardi

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