Donne richiedenti asilo escluse dall’accoglienza: l’appello di Commissione pari opportunità e Consulta per la salute

I dormitori invernali hanno chiuso da appena una settimana, mettendo in difficoltà centinaia di persone che, quando arriva la sera, non hanno un posto dove rientrare. A rimanere escluse dall’accoglienza, anche un gruppo di donne richiedenti protezione internazionale, per le quali l’accoglienza in via della Saluga, a Trento, è stata prorogata dal 30 aprile all’8 maggio. Una “soluzione” che sposta soltanto il problema, secondo la Commissione provinciale pari opportunità e la Consulta provinciale per la salute della Provincia di Trento, che si sono fatte sentire sul tema.

“In Trentino esiste una rete di servizi per le persone senza dimora: dormitori, centri diurni, sportelli dedicati; una struttura che, almeno sulla carta, appare solida e articolata. Eppure, se si guarda da vicino in particolare alla condizione femminile, emerge una verità più scomoda: per le donne senza dimora, la vulnerabilità non è un’eccezione, ma la regola. E 20 di queste donne, con l’arrivo della bella stagione, anche quest’anno resteranno senza casa”, ha sottolineato la presidente della Commissione provinciale pari opportunità Marilena Guerra. “Per una donna – aggiunge -, vivere in strada non significa soltanto povertà estrema. Significa esposizione quotidiana al rischio di violenza, sfruttamento, abuso. Molte evitano i dormitori, perché non li percepiscono come luoghi sicuri. Altre accettano soluzioni precarie pur di avere una parvenza di protezione. In entrambi i casi, il sistema fatica a intercettarle e ad accoglierle”.

La presidente della Consulta provinciale per la salute, Elisa Violiotti, si è aggiunta all’appello di Guerra, chiedendo “che siano mantenuti aperti i dormitori e rafforzate le misure di accoglienza protetta dedicate alle donne più fragili. Non si tratta di un intervento residuale, ma di una misura essenziale di tutela della salute, della sicurezza personale e della dignità umana”.

Viliotti cita alcune esperienze virtuose diffuse nel resto d’Italia. “A Roma, ad esempio, sono stati attivati sia centri di accoglienza per donne richiedenti asilo e protette internazionali, come il centro ‘Santa Bakhita’ in convenzione con Roma Capitale, sia nuove strutture dedicate a donne senza fissa dimora e in dimissione da percorsi sanitari, nell’ambito di progetti di accoglienza e autonomia. A Milano sono operative strutture dedicate esclusivamente alle donne senza dimora, come lo spazio ‘3D: Donne, Dimora, Diritti’, inserito nel sistema cittadino di contrasto alla grave emarginazione, accanto ad altri presidi a bassa soglia rivolti alle persone più vulnerabili. A Bologna, il sistema costruito tra Comune, Città metropolitana e rete antiviolenza ha rafforzato nel tempo l’ospitalità in emergenza e le case rifugio per donne vittime di violenza, anche con accesso immediato e presa in carico integrata con i servizi territoriali”.

Per la Consulta, quella di “garantire sicurezza, continuità assistenziale e accoglienza alle donne richiedenti asilo più esposte non è soltanto una scelta organizzativa: è una responsabilità politica e sociosanitaria”.

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