Sarà innanzitutto l’occasione di ritrovarsi insieme, “per riflettere e confrontarsi”, assicura Mauro Ungaro, dal 2020presidente della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici, che da giovedì 16 a sabato 18 aprile sarà a convegno a Trento, in una tre giorni che aprirà ufficialmente anche le celebrazioni per il centenario di Vita Trentina.
Presidente Ungaro, cosa si attende da questo appuntamento?
Per la Federazione sarà un momento molto importante perché un convegno nazionale mancava da più di 10 anni e quindi a Trento va il merito di avere riproposto uno dei momenti storicamente più importanti nella vita della Federazione. Poi avremo modo di riflettere su un tema non settario o limitato a un territorio, ma che trasversalmente riguarda tutta l’Italia come la crisi climatica. A un anno dalla morte di papa Francesco, che ci ha più volte sollecitato sul tema, è utile rivolgere la nostra attenzione al Creato per poi riportarla sui territori attraverso le nostre testate.
Quanto è importante per i giornalisti e gli operatori della comunicazione incontrarsi in presenza?
Trovarsi è fondamentale perché permette di mettere assieme le diverse esperienze e accorgersi di non essere soli. Vedere che le altre realtà spesso condividono le stesse problematiche ma anche le stesse ricchezze. Mettere in comune le esperienze non può che aiutare a progredire ed è per questo che 60 anni fa è nata la Federazione. Lo ricordava anche papa Paolo VI nel primo discorso che fece ai direttori delle allora testate aderenti, sottolineando l’importanza del mettersi insieme, in modo che ciascuno possa aiutare l’altro a crescere.
Qual è lo stato di salute dei settimanali cattolici oggi?
Non possiamo nascondere il fatto che ci siano alcune difficoltà, dall’aumento dei costi ai problemi della distribuzione per i ritardi postali. Però io sono ottimista, perché ciò che le testate diocesane raccontano è un qualcosa di unico. La loro capacità di raccontare il territorio fa dei nostri giornali in primo luogo dei giornali di prossimità, che raccontano le storie delle persone dando a tutti un nome e un cognome. È ciò che si è fatto in questi anni e sono convinto che possa essere anche la chiave di volta per il futuro.
Cosa rappresentano i settimanali cattolici nel quadro dell’informazione attuale, di fronte alle rapide evoluzioni tecnologiche e comunicative degli ultimi anni?
Uno dei punti di forza che continuano a premiare le nostre testate è la fedeltà al lettore, di settimana in settimana. Una fedeltà che non viene meno e che raggiunge davvero tutti i luoghi, tutte le realtà. In questo ambito, anche i mezzi si adeguano ai tempi. Molti di noi hanno iniziato con le macchine da scrivere, poi siamo passati ai primi computer, e ora la sfida è quella di utilizzare l’intelligenza artificiale nel miglior modo possibile, però partendo sempre dall’intelligenza umana.
È possibile riuscirci efficacemente?
L’intelligenza artificiale aiuta il nostro lavoro, ce ne rendiamo conto in molti modi. Ci permette di realizzare un prodotto più adeguato alle aspettative dei lettori, mantenendo come punto di partenza l’attenzione che ciascuno di noi ha rispetto al territorio. È questo l’aspetto fondamentale, che nessuna intelligenza artificiale riuscirà mai a sostituire. Pur con la dovuta attenzione ai nuovi mezzi che la tecnologia ci offre, quindi, non dimentichiamo che tutto parte dall’esperienza e dalla capacità di ciascuno di noi. E Vita Trentina in questo, con un secolo di vita alle spalle, credo sia davvero un esempio.
Anche il convegno, incentrato sul racconto di clima e ambiente, ci mette davanti a una sfida molto attuale. Qual è il compito di giornalisti e testate cattoliche di fronte alla crisi ambientale globale?
Proprio per questo legame col territorio, prima ancora di raccontare gli eventi climatici estremi, noi siamo chiamati a prevenirli. Grazie al fatto che riusciamo ad avere una presenza che molti altri non hanno, e quindi a raccontare come cambia il territorio, come cambia la realtà: ciò può aiutare a fare quella prevenzione che diventa tutela del territorio. Le nostre testate, possiamo dirlo tranquillamente ma con molto orgoglio, come vedremo dalle esperienze che verranno portate al convegno da tutta Italia, hanno sempre saputo denunciare quanto non andava, per evitare che certi avvenimenti tragici si potessero ripetere.
Un’altra ricorrenza in questo 2026 riguarda l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, pubblicata 10 anni fa. Cosa è cambiato da allora nella sensibilità comune e nel racconto dell’emergenza climatica?
Ricordiamo che siamo anche nell’anno francescano, quindi si sommano le due cose. Dal 2016 è molto cambiato il modo di approcciarsi alla tematica ambientale, che molto spesso veniva vista come una questione quasi di nicchia, per soli esperti. Oggi invece ci accorgiamo che, anche grazie all’enciclica e ai suoi contenuti, ciascuno di noi, in particolare i giovani, si sente sempre più protagonista della tutela dell’ambiente. È questa la grande intuizione di papa Francesco, che ha saputo dare continuità e visibilità a quell’attenzione e a quella cura che, di fatto, ha sempre avuto verso il Creato.
In conclusione, cosa dire ai nostri lettori per invitarli a partecipare ai momenti del convegno aperti al pubblico, come lo spettacolo?
Che sarà l’occasione di approfondire tematiche attuali, in maniera molto intelligente, ma anche per conoscere la variegata realtà della Federazione, sentire gli accenti diversi, e rendersi conto del fatto che le testate diocesane non sono, come troppo spesso ancora vengono considerate, una realtà di nicchia, ma rappresentano, se contiamo le copie cartacee diffuse settimanalmente, uno tra i primi network di informazione del nostro Paese.