Il ciclista trentino Francesco Fumanelli ha tagliato il traguardo della Via Race

È arrivato con addirittura due giorni di anticipo il trentino Francesco Fumanelli sul traguardo della Via Race Chapter II. Il ciclista di Avio, infatti, è arrivato al termine della sua corsa, nei Paesi Bassi, alle ore 8 di mattina di venerdì 8 agosto, dopo quasi 4000 km e 45000 metri di dislivello in sella alla sua bicicletta.

Fumanelli, ci può raccontare la sua esperienza a questa gara? Come l’ha vissuta?
È stata un’esperienza incredibile, quasi due settimane intense. A volte è stato talmente potente e provante che devo concentrarmi per mettere in ordine i ricordi. Ho cercato questa esperienza proprio per l’aspetto psicologico e la gestione mentale della fatica. La 4.000 mi ha fatto sentire appieno ciò che cercavo: una vera e propria montagna russa di emozioni, con momenti in cui ti senti invincibile e altri in cui ti chiedi perché lo stai facendo.

Ha mai dubitato della tua scelta o ha avuto momenti di paura?
Non ho mai messo in discussione la mia scelta, né mi sono pentito. Ho avuto paura solo in un paio di momenti, quando ho temuto di non riuscire a proseguire. Ma, in generale, non ho mai avuto dubbi sul mio percorso.

Quali sono stati i momenti più difficili e bassi che ha affrontato?
Ne ho avuti tre. Il primo è stato durante la salita al gate 7, di notte, con pioggia, nebbia e freddo. Ero esausto e il freno anteriore non funzionava, tanto che ho dovuto fermarmi e dormire un’ora a bordo strada. Il secondo è stato un momento “drammatico” a causa di una pioggia fortissima per la quale non avevo l’attrezzatura necessaria. Il terzo è stato l’ultima notte, quando ho dovuto affrontare il percorso con solo due ore di sonno, fermandomi innumerevoli volte per cercare le energie rimaste.

E i momenti più belli e significativi?
I momenti più alti sono stati sicuramente legati alle persone. C’è stata una gioia sincera nell’incontrare altri ciclisti, anche se per la prima volta, condividendo brevi momenti di conforto. Inoltre, ho vissuto esperienze incredibili come quando una persona che non conoscevo mi ha offerto un posto dove dormire sul suo divano. È stato pazzesco, mi ha ospitato, ho fatto la doccia… tutto dal nulla. Mi ha sorpreso anche l’energia che ho percepito da chi mi seguiva sui social, il supporto della mia famiglia e la mia voglia di tenermi sveglio e non farmi pensare al tempo.

Ha menzionato un ambiente speciale. Che cosa ha scoperto durante questa gara?
Ho scoperto un ambiente super accogliente e un gruppo di persone che si sfidano. Ho capito che è proprio la sfida della gara a darmi la spinta per affrontare giornate così lunghe. Ma ciò che mi ha colpito è l’ambiente di rispetto e accoglienza che ho trovato, una vera e propria comunità. Nonostante la parola possa sembrare consumata, ho percepito che era una cosa molto vera e genuina.

Come valuta la sfida dal punto di vista fisico e mentale?
A livello mentale è stato molto impegnativo. Mantenere la concentrazione per così tanti giorni è davvero estenuante. A livello fisico, invece, è stupefacente vedere come il corpo possa mantenere un’andatura del genere ininterrottamente. La difficoltà più grande è stata proprio la gestione del sonno.

Qual è la cosa che le ha lasciato di più questa esperienza?
Al di là del risultato, questa esperienza mi ha permesso di avere una conoscenza ancora più profonda con le persone che fanno parte della mia vita. Ho rafforzato il legame con la mia famiglia, che mi ha supportato al telefono per ore, e con tutti gli amici che mi hanno scritto per incitarmi. È stata un’esperienza davvero emozionante.

C’è qualcun altro che vorrebbe menzionare?
Sì, gli organizzatori della gara. Stanno facendo un lavoro fantastico e hanno fatto una scelta di vita, investendo per costruire una comunità di ultra-ciclisti che amano questo tipo di sfida. Il loro obiettivo è creare un ambiente sano, accogliente e sfidante per tutti. Approfitto per ringraziare ancora una volta la mia famiglia, i miei amici e tutti quelli che mi hanno accompagnato durante questa mia incredibile avventura.

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