Si parla di Galizia, rivissuta attraverso quadri dipinti dai “kriegsmaler”, i pittori di guerra austriaci. Di seguito la mostra propone una tortuosa esperienza di trincea, con accurate ricostruzioni di camminamenti, postazioni, diorami per far rivivere allo spettatore l’atmosfera dell’epoca. Salendo al piano superiore si entra nel settore “Dolomiti 1915” con l’esposizione di una ventina di uniformi e cimeli della collezione conservata nel Museo ladino di Fassa.
Le immagini fotografiche esposte rimandano a un incredibile campo di battaglia in gran parte recuperato e visitabile in quota. Le alte vie Bepi Zac, Federspiel, le località di Fango e Cima Bocche costituiscono un naturale prolungamento della mostra di Moena. Infine l’ultimo settore, quello più tragico e capace di scardinare annose polemiche non ancora sopite. Si tratta delle immagini raccolte da Ernst Friedrich nel suo libro “Guerra alla guerra” pubblicato nel 1924 a Berlino. Un’accusa silenziosa alla grande mattanza costruita con foto sbiadite in bianco e nero. Immagini senza retorica che vincitori e vinti hanno da sempre cercato di nascondere. Un mondo spaventoso da cui apprendere il valore inestimabile della pace.
“Auspichiamo che questa esposizione possa trasformarsi in una struttura permanente in modo che la gente di Fassa e gli ospiti trovino un luogo in cui conoscere e riflettere su quanto è accaduto per non smarrire le radici della propria storia, per capire il passato e guardare al futuro con maggiore consapevolezza”, ha detto Michele Simonetti Federspiel curatore della mostra assieme al collega Mauro Caimi.
Nel pomeriggio della giornata inaugurale, si è svolta anche la tavola rotonda sul tema “Il centenario della Grande Guerra: un’occasione di crescita per Fassa, per la comunità ladina e per il Trentino” alla quale hanno partecipato rappresentanti della comunità, di associazioni e studiosi, sottolineando l’importanza e la delicatezza della commemorazione dei cento anni dal conflitto mondiale. “La mostra che avete realizzato è un terreno di incontro in cui è possibile leggere la Grande Guerra come matrice degli eventi tragici che hanno avuto seguito”, ha detto Giuseppe Ferrandi, della fondazione Museo Storico di Trento. “Auspico che tutte le iniziative in Trentino aiutino a riflettere e non a riproporre sterili nazionalismi”.
Camillo Zadra, del museo storico di Rovereto si è soffermato sulla necessità di mantenere la memoria storica e ha elogiato la sinergia che si è stabilita tra i tanti piccoli musei del Trentino che con impegno danno il meglio di sé. Maria Piccolin, rappresentante dell’associazione “Sul fronte dei ricordi” ha difeso con vigore la primogenitura del lavoro di recupero iniziato 22 anni fa e sempre portato avanti con perseveranza. Fabio Chiocchetti, direttore dell’Istituto culturale ladino ha parlato di avvio di un percorso che auspica sia lungo e fruttuoso. “La Valle di Fassa possiede conoscenze, memorie scritte, siti, reperti, risorse umane e l’ambiente per diventare luogo privilegiato di memoria”.