Meta di pellegrini

E’ tra i luoghi “storici” che gli organizzatori dell’Adunata di maggio propongono di visitare e onorare

La chiesetta dedicata a Santa Zita sugli altipiani di Lavarone – Folgaria a Passo Vezzena, a 1400 metri di quota, si appresta ad accogliere gli alpini e i famigliari al seguito, in occasione dell’Adunata di Trento. Il sacro edificio rientra fra i luoghi “storici” da visitare e onorare proposti dagli organizzatori dell'evento del prossimo mese di maggio.

Ricostruita dieci anni fa dalle penne nere, e consacrata dall'arcivescovo di Trento mons. Luigi Bressan, alla presenza di oltre dieci mila persone, sui ruderi di un tempio votivo eretto nel 1917 dagli alti comandi militari dell’esercito austro-ungarico, al posto di un capitello votivo plurisecolare demolito per questioni tattiche alla scoppio del conflitto, durante la bella stagione è meta incessante di pellegrini che arrivano da ogni parte d’Italia. Molti dei quali provengono da Lucca, la città natale della santa toscana, giovane di umili origini, domestica presso una ricca famiglia, vissuta nel XIII secolo, donna di pace e di servizio, patrona delle badanti, delle persone a servizio, di panettieri e di operatori occupati prevalentemente nelle ore notturne.

Nei fine settimana estivi la cappella è presidiata da un nucleo di alpini della zona che con zelo forniscono ai visitatori le notizie relative alla storia della chiesetta alpina che nel cuore della Grande Guerra, al momento della sua realizzazione ed inaugurazione (agosto 1917), aveva riscosso una grande eco quale segno simbolico di fede e fraternità fra i popoli in una delle zone europee in cui si erano svolti con la Maioffensive del 1916, conosciuta anche come Strafexspedition, combattimenti cruentissimi con migliaia e migliaia di vittime su entrambi i fronti, fama rilanciata dalla deferenza e dal culto per la personalità all'epoca nei confronti dell'imperatrice Zita di Borbone, consorte dell'imperatore austro-ungarico Carlo I, beatificato nel 2004, da Papa Giovanni Paolo II, succeduto a Francesco Giuseppe nel 1916.

L'esercito italiano sin dai primi giorni di conflitto proprio fra i declivi della Val D'Astico e la Vezzene aveva subito una grave sconfitta, rievocata come la “notte del Basson” (24 agosto 1915), ricordata con una stele ai bordi della statale a pochi passi dalla chiesetta di santa Zita.

La Sezione Ana di Trento, dopo il reperimento dei primitivi progetti di una novantina di anni prima, insieme con le autorità provinciali e municipali del territori di pertinenza, e in accordo con l'Associazione austriaca dei Kaiserschützen, ha deciso la ricostruzione del tempio sacro dedicandolo alla pace fra i popoli di tutto il mondo, rispettando nella costruzione fino in forno l'elaborato progettuale del capitano di cavalleria Rittmeister Richard Prochaska, su ispirazione dell'ing. del Genio di Terento Adalbert Erlebach, che aveva coordinato la gestione civile dei servizi militari sugli Altipiani durante tutta la guerra.

Le opere sono state realizzate interamente a titolo gratuito da alpini, artigiani e professionisti coordinati per la parte tecnica dall'ing. Pierluigi Coradello.

All'interno del sacro edificio sono conservati una tela dedicata a Santa Zita dell'artista altoatesino Claudio Menapace, il tabernacolo del compianto scultore trentino don Luciano Carnessali, restaurato da Mastro7, e un artistico crocifisso in legno di Renzo Bassetti.

In prossimità dell'Adunata sarà la campana, dono di una famiglia austriaca, a salutare l'arrivo della primavera e di nuovi visitatori. I suoi rintocchi durante l'alpeggio nei week-end si mescolano ai campanacci del bestiame al pascolo.

Attualmente le Vezzene sono ancora coperte di neve caduta copiosa anche in questa zona. La storia antica e recente della chiesetta di Santa Zita è descritta con abbondanza di particolari e sorretta da uno straordinario supporto fotografico in due pubblicazioni promosse dalla Sezione Ana trentina tramite i presidenti Giuseppe Demattè e Maurizio Pinamonti.

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