L’impegno di (in)formarsi

Quando si parla di informazione in televisione in molti si lamentano, eppure dal punto di vista quantitativo non ci facciamo mancare quasi nulla. La cronaca, in particolare politica e nera, tiene banco a tutte le ore del giorno su molte reti, passando dai salotti pomeridiani a quelli notturni e alla prima serata, in una confusione sempre più forte tra informazione e intrattenimento.

Per la politica resiste il talk show, dove l'informazione, intesa come presentazione di una notizia e accompagnamento nella comprensione e nell'approfondimento della stessa, più che sostenuta dal legittimo dibattito tra opposte visioni, è sempre più spesso sostituita dallo scontro a prescindere, che sfocia in una violenza verbale prossima all'insulto e difficilmente riesce a spiegare il tema in discussione. Lo spettatore esce così dalla visione probabilmente rafforzato nella sua idea, verosimilmente inasprito verso la controparte, sicuramente poco formato da un'informazione urlata e mai sottoposta ad una critica reale da parte del conduttore. Il tutto aggravato da battute serrate e dialoghi interrotti da applausi a comando che partono senza motivo.

La cronaca nera non è da meno, e qui la contrapposizione rischia di trasformarsi in un processo mediatico senza regole, se non quella dell'audience.

Ne è un esempio significativo un fatto accaduto a Quarto grado, programma di Retequattro condotto da Gianluigi Nuzzi. Nel racconto di un recente caso di omicidio è stata avanzata l'ipotesi che una degli indagati fosse implicata anche nella morte del compagno, avvenuta per un incidente stradale anni fa. L'ipotesi era suffragata dalle modalità di frenata utilizzate dalla vittima, definite inconsuete e quindi sospette. Due puntate dopo è stato invitato un esperto di motoveicoli, che ha affermato senza battere ciglio che quel tipo di frenata è normale in quel contesto. Perfetto, direte voi, la smentita è stata fatta, l'onore giornalistico è salvo, ma è davvero così? Quanto perde di credibilità un programma che per essere più giallo colora di nero la realtà?

C'è da dire che non mancano esempi decisamente migliori di giornalismo, come Presa diretta, condotto da Riccardo Iacona, che su RaiTre ha da poco lasciato posto ad una nuova serie di Report. Cifra distintiva delle varie inchieste proposte è stata da un lato la presenza in studio dei giornalisti che le hanno curate, in dialogo con il conduttore, dall’altro la messa a disposizione, tramite i social network, della documentazione seguita per costruire il servizio.

Qui la tesi proposta è unica, manca il confronto del dibattito. Allo spettatore viene richiesto lo sforzo di diventare protagonista dell'informazione, di formare consapevolmente la propria opinione e avere una visione più critica della proposta televisiva. Ci vuole interesse, tempo, energia, ma forse, invece di lamentarsi, è venuto il momento di non accontentarsi più.

vitaTrentina

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