Quello di martedì non è stato il primo funerale della comunità sinta a Trento, ma le modalità festose – ancora sconosciute a tanti trentini, in parte incomprensibili – sono le stesse di sempre, appartengono alla cultura sinta. Anche per Armando Held – come per ogni defunto – amici e familiari hanno fatto quello che a lui piaceva fare durante la vita: cantare le sue canzoni, ballare le sue danze, urlare i suoi motti, anche bere.
Ci sembra stonato allora invocare le autorizzazioni comunali sullo stop al traffico, le politiche d'integrazione, perfino i riferimenti al clan Casamonica. Non è il momento delle dichiarazioni polemiche, tanto più davanti ad un tragico schianto in moto, durante la fuga dopo un borseggio.
È il momento del rispetto per il lutto, anche nelle forme “diverse” che una cultura ci propone nella nostra città ad ogni funerale. Anzi, forse c'è un supplemento di riflessione: cosa ci può dire la coesione e il senso di appartenenza di una comunità, quella sinta, che ha visto unirsi a Trento attorno ad Armando tante persone, quasi 500, da varie città italiane?