A volte alcune parole di Gesù che leggiamo nei vangeli ci sembrano molto dure. Gesù pone sovente ai suoi interlocutori (di 2000 anni fa e di oggi) un'alternativa: o si crede in lui e nel suo messaggio oppure si è destinati alla condanna. L'annuncio di Cristo è sicuramente misericordioso e aperto a chiunque sappia riconoscere la propria condizione di incertezza e difficoltà. Tuttavia, con un linguaggio molto simile a quello dei profeti dell'Antico Testamento, Gesù, nei suoi detti e nelle sue parabole, non promette una salvezza a buon mercato, anzi è esigente soprattutto verso i discepoli. Chi crede in Lui avrà la vita, gli increduli si avviano sul sentiero della morte. Non ci sono vie di mezzo.
Soprattutto nel Vangelo di Giovanni e nelle lettere di Paolo è posta con nettezza la visione di una esclusività della verità incarnata in Gesù Cristo: il mondo è segnato dalle tenebre e dalla menzogna, mentre la luce splende soltanto in coloro che riconoscono in Gesù di Nazaret l'unico salvatore, il Figlio di Dio fatto uomo, il Redentore morto e risorto per i nostri peccati.
Questa visione è stata accentuata nel corso dei secoli e per lungo tempo la Chiesa ha proclamato non solo che non esiste verità al di fuori di quella di Cristo, ma pure che soltanto all'interno della Chiesa si può raggiungere questa pienezza di verità. Chi rifiutava questo era colpevole senza speranza. L'inferno era davvero pieno. Non esisteva libertà di coscienza, i seguaci di altre religioni erano semplicemente e irrevocabilmente condannati. Un'idea che, portata alle estreme conseguenze, impediva di criticare il Papa che, a sua volta, a suon di scomuniche e anatemi, cercava di mantenere più il potere temporale che quello spirituale. Fino a pochi decenni fa l'elenco dei peccati che si potevano commettere era minuziosissimo, mentre la pena eterna era sempre incombente. Bisognava avere paura. Era sempre più difficile che Dio (ma soprattutto la Chiesa) perdonasse.
Nel giro di poco tempo è cambiato tutto. Il mondo si è rimpicciolito. Le credenze si sono moltiplicate e si sono incontrate. Ognuno di noi conosce almeno una persona credente in un'altra religione, diversa da quella cristiana. Sono uomini come noi, che magari si comportano meglio di noi. Saranno però condannati perché non hanno creduto in Cristo? Se così fosse la missione di Gesù sarebbe stata veramente inutile, perché sono miliardi i non cristiani, coloro che, anche volendolo, non possono credere in Cristo per il solo motivo che non ne hanno mai sentito parlare. Finiranno tutti all'inferno? Oppure abbiamo capito male il messaggio del Vangelo?
Così per noi, immersi nella tradizione cristiana, è avvenuto qualcosa di opposto. L'idea di peccato è quasi scomparsa dalla nostra mentalità. Tutti si salvano, anzi anche l'idea di salvezza sembra evaporare. È rimasto un vago sentore di cristianesimo, nel quale Gesù diventa un bravo predicatore oppure un maestro che perdona ogni cosa. Certi episodi evangelici, di cui richiamavamo l'asperità, sono rimossi oppure interpretati simbolicamente. Per non scontentare nessuno. Le porte del paradiso sono spalancate, basta non essere stati super criminali sterminatori dei popoli. È giusta questa prospettiva?
Penso che bisogna prendere sul serio ogni parola di Gesù. Anche quando mette davanti la vita e la morte. Il messaggio di Cristo è un messaggio di amore. Chi non crede all'amore rischia di finire nella disperazione. Questo lo sperimentiamo tutti. L'amore genera vita, l'odio morte. Gesù ci chiama all'amore. È questa la sua verità. È soltanto l'amore la verità che salva. Al di fuori non c'è salvezza. Anche quando finisce l'amore umano gli esiti sono disastrosi e spesso sfociano nella tragedia. Davvero una vita senza amore conduce al buio. E un mondo senza amore determina violenza, dolore, morte. È questa l'alternativa: o cerchiamo di amare, o rischiamo di morire. Quotidianamente. Così ci condanniamo da soli. Accettare la verità di Cristo è accettare l'amore come unica via che porta alla vita. Ecco l'annuncio cristiano: non ci sono altre vie per la felicità. Altrove incorriamo nel deserto e nella desolazione.
Cominciamo noi cristiani a credere all'amore. E chiunque crede all'amore (e cioè alla giustizia, al rispetto dell'altro, alla capacità di dare se stessi per l'altro, alla pace, alla misericordia, alla compassione, alla consolazione) sarà salvo a prescindere dalla religione professata o dalla cultura di appartenenza. Sarà salvo perché associato a Cristo, l'Amore di Dio incarnato.