A responsabilità limitata

Di fronte a tante situazioni negative che segnano le vicende quotidiane e la storia del nostro tempo – guerre e violenze, emarginazioni e povertà, corruzioni e disonestà, tragedie famigliari e catastrofi ecologiche… – si usa parlare di peccato sociale. San Giovanni Paolo II le definì “strutture di peccato”. Il rischio, come sempre, è che si arrivi a escludere la responsabilità personale. I colpevoli sono sempre gli altri: la società, la natura, la strada, la montagna, il mare, ecc.

Come ci ricorda già il libro della Genesi: Adamo dà la colpa ad Eva; Eva la dà al serpente… La Chiesa ci invita certamente a considerare il peccato sociale, a denunciarlo e a trovarne i rimedi, ma primariamente ci chiede di ricordarci che ognuno di noi ha una sua personale responsabilità. Non possiamo dimenticare che ognuno di noi, pur reso figlio di Dio nel Battesimo, sperimenta ogni giorno il male e la fragilità umana, la tentazione e il peccato. Anche noi, purtroppo, compiamo degli atti che contribuiscono al male che c’è nel mondo. Ma ancor prima l’uomo è peccatore anche senza aver commesso delle colpe personali per la sua appartenenza a quell’umanità che fin dalle origini ha rifiutato Dio. Potremo dire che il peccato è un “male di famiglia”.

Il nuovo Beato, il Papa Paolo VI, nell’anno della fede (1968) pronunciando il “Credo del Popolo di Dio” aveva così sintetizzato la fede della Chiesa riguardo al peccato originale: “Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione», e che esso pertanto è «proprio a ciascuno»”. Siamo creature “a responsabilità limitata”!

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