È la bora, forte e fredda, che arriva da nord-est e che spazza Trieste, l’immagine simbolo della 37a edizione del Trieste Film Festival promosso da Alpe Adria Cinema in programma nel capoluogo giuliano dal 16 al 24 gennaio con la direzione di Nicoletta Romeo.
Una donna e un uomo vanno avanti sfidando il vento. Siamo negli anni Cinquanta. Gli scatti sono di Ugo Borsatti, fotografo triestino scomparso nel marzo dello scorso anno a 98 anni di età. Clic che ben rappresentano il festival che, in maniera ostinata e contraria, propone il meglio del cinema dell’Europa centro orientale, compresi i Balcani occidentali. Culture cinematografiche che nella programmazione italiana trovano ben poco spazio, nonostante abbiamo una storia e una tradizione di grande livello autoriale e narrativo.
Otto i lungometraggi in concorso, 10 i documentari e 14 i corti. Ma, complessivamente, 120 gli appuntamenti proposti dal festival tra cinema, lezioni, seminari e incontri.
Il 16 gennaio, il via, fuori concorso, è riservato alla regista polacca Agnieszka Holland che, dopo il drammatico “Green border” sui migranti spersi nella foresta tra Bielorussia e Polonia al freddo e al gelo, presenta “Franz”, biografia di Kafka, il grande scrittore boemo. Sui rifugiati che arrivano da est, dalla Bielorussia in Polonia, sarà proposto, in concorso, il documentario “Dicembre” del polacco Grzegorz Paprzycki.
Torna a Trieste l’ucraino Sergei Loznitsa, questa volta con un film a soggetto, “Two prosecutors”, passato in concorso a Cannes. Qui siamo nell’Unione Sovietica del 1937 dove migliaia di lettere di detenuti dal regime di Stalin vengono bruciate. Una, però, arriva sulla scrivania del procuratore locale che intraprenderà una battaglia personale per incontrare il prigioniero.
“Ci auguriamo che le visioni di questa edizione – riflette la direttrice Romeo – possano essere delle bussole nuove, capaci di orientarci in una geografia umana sempre più complessa”.
Ancora fuori concorso, il 20 gennaio sullo schermo “La scomparsa di Josef Mengele” del russo Kirill Serebrennikov sul gerarca nazista, “L’angelo della morte”, che dopo la Seconda guerra mondiale scappò in America Latina.
Tra i film in concorso prevalgono le storie familiari e personali, si tratti del quattordicenne Dawid che si occupa del fratellino e della madre (“Fratello” del polacco Maciej Sobieszczanski) come della corista Karolina, sottoposta ad abusi sessuali, in “Voce rotta” del ceco Ondrej Provaznik, tratto da un fatto di cronaca avvenuto a Praga e che destò scalpore. Di Christian Petzold (“La scelta di Barbara”, “Undine, un amore per sempre”, tra i suoi film) si potrà vedere “Mirrors. No3” che racconta di Laura, studentessa di pianoforte a Berlino, che esce illesa ma scossa da un incidente stradale.
Detto che uno dei focus del festival, “Wild roses”, quest’anno sarà riservato alle registe slovene, il Trieste Film Festival si concluderà con un altro evento speciale. In “macchina” “Silent friend” della ungherese Ildikò Enyedi, già in concorso a Venezia, su un neuroscienziato di Hong Kong che esplora le possibilità di interazione tra gli uomini e gli alberi, in particolare con un secolare ginkgo biloba.