Cosa sono le cure palliative? La maggior parte delle persone le associa al "luogo dove si va a morire", ma si tratta di ben altro e per questo occorre promuovere un'informazione che faciliti il necessario cambiamento culturale rispetto alla mentalità corrente.
Al padre si è tradizionalmente attribuito un ruolo direttivo che si riteneva forte e certo, oggi invece la paternità sembra essere più fragile per molti motivi, tra i quali l'emancipazione femminile e il fallimento di modelli educativi basati sull'autoritarismo.
Il rapporto deve essere di reciprocità simmetrica: il padre sta vicino, ma lascia libero. Non evita le cadute: mostra che è possibile attraversare la prova affinché il figlio possa generare futuro nuovo. Il padre può accompagnare, ma deve far andare il figlio.
La figura del padre ora è in crisi, ma non è scomparsa. La funzione paterna è simile ad un fiume sotterraneo e attraversa cicli trasformativi: ha a che fare con il divenire, con una via che si apre, invita all'erranza e questa dinamica deve essere valorizzata.
La malattia del narcisismo, affrontata da Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario, ha chiuso il ciclo "I nemici dell’educazione” promosso dal Collegio Arcivescovile insieme a Fidae e Agesc.
Non ho voluto essere madre, figlia lo sono stata e lo sono: lo si è sempre, è un destino legato all'essere al mondo e si resta figli anche quando ci si ritrova orfani o figli di qualcuno che può averci abbandonati ancor prima che nasciamo, o subito dopo.
“Ciò che hai ereditato dai padri, conquistalo per possederlo”, scriveva Goethe. L'eredità è un capitale da far fruttare, una tradizione in cui riconoscersi, un valore da vivere e non un feticcio da omaggiare.
Siamo sempre figli di qualcuno e dunque siamo debitori verso chi ci ha messi al mondo. Essere figli è anche un'eredità, che può essere accolta o rifiutata, andando dispersa. A Trento nella Sala della Cooperazione il primo appuntamento con la nuova edizione della Cattedra del confronto con gli interventi di Marinella Perroni e Ivano Dionigi.
"Il mito di Sisifo pone il tema della fatica fine a se stessa, ben diversa dall'operosità dell'artigiano che può specchiarsi nella sua opera, frutto del suo desiderio, e poi metterla in circolazione donandola.
Essere abbandonati traccia un solco interiore ineliminabile: la tua storia sterza all'improvviso e prende una piega che imprime direzioni impreviste e imprevedibili.
La differenza tra istruttore e maestro è messa in evidenza da padre Giuseppe Barzaghi, sacerdote domenicano, ospite del primo incontro del ciclo dedicato all'approfondimento di "I nemici dell'educazione" promosso dalle scuole paritarie di Trento, insieme alla Fidae e all’Agesc.
"Il Signore ci offre pane e parole per sostenere il cammino della nostra vita e dona ai nostri malati se stesso, ossia la parola che risana e guarisce: preghiamo per loro e per chi si dedica alla loro cura perché possano sperimentare che Dio è il Signore della vita e della gioia".