I 30 anni del Centro di Solidarietà di Trento, che nel 2025 ha sostenuto 147 famiglie

Sono state 147 le famiglie, pari a 413 persone, sostenute nel 2025 dall’associazione Centro di Solidarietà di Trento ODV, che nei giorni scorsi, in occasione dell’evento “Comunità e welfare. I 30 anni del Centro di Solidarietà di Trento ODV”, ospitata nella Sala inCooperazione di Trento, ha presentato i primi risultati del percorso avviato con AICCON Research Center, mostrando come l’azione del Centro produce effetti che vanno oltre l’aiuto materiale: tra le persone coinvolte nel questionario, il 53,1% dichiara un miglioramento nella capacità della propria famiglia di arrivare a fine mese e il 94,1% riconosce al CdS un contributo positivo a questo cambiamento.

In Trentino, nel 2025, il rischio di povertà ha raggiunto l’8,8% della popolazione, in crescita rispetto al 6,9% del 2024 (dati ISPAT). Nel 2025 circa il 45% delle persone sostenute dal CdS risulta nato in Italia: un dato che mostra come la vulnerabilità economica attraversi in modo trasversale la comunità locale. “Per i nostri primi 30 anni abbiamo voluto farci un regalo speciale: non una valutazione puntuale che ci dica quanto siamo bravi, ma un framework d’impatto capace di restituire il valore dell’ecosistema relazionale di cui facciamo parte e che contribuiamo a costruire», ha dichiarato Eloisa Modena, Direttrice del Centro di Solidarietà di Trento ODV. «È da questa ecologia di persone e organizzazioni che nascono quei beni relazionali che rappresentano la produzione vera e propria del CdS”.

L’incontro ha affrontato come stanno cambiando le fragilità economiche, abitative, relazionali ed educative e quali strumenti siano necessari per costruire risposte più vicine alle persone, integrate tra istituzioni, terzo settore e cittadinanza.
Ad aprire la conferenza è stata Cristina Mezzena, Presidente del Centro di Solidarietà di Trento ODV. “Ciò che mi preme sottolineare è lo spirito del Centro di Solidarietà: la centralità e la dignità di ciascuna persona, che non può essere misurata o emarginata», ha dichiarato Mezzena. «Nel nostro operare non c’è beneficiario-volontario, ma persone che si guardano con stima reciproca. Il nostro slogan è: condividere il bisogno per condividere la vita”. In questa prospettiva, l’impatto del Centro viene letto anche attraverso la capacità di generare fiducia, collaborazione tra organizzazioni, attivazione dei volontari e risposte condivise ai bisogni del territorio. I risultati mostrano che il 40,6% delle persone coinvolte riferisce un miglioramento del proprio benessere soggettivo e il 34,4% del proprio benessere psicologico.

Nel 2025 il CdS ha coinvolto 80 volontari, per un totale di 8.249 ore donate e un valore figurativo stimato di oltre 103 mila euro. Il 54,8% dei volontari dichiara di aver acquisito nuove competenze e il 69,9% segnala un aumento del senso di appartenenza e dell’attivazione comunitaria sul territorio. Dal 2022 al 2025 la rete del CdS è cresciuta e si è diversificata, coinvolgendo realtà profit, non profit e istituzioni pubbliche. Nello stesso periodo, un’organizzazione non profit su due dell’ecosistema relazionale del CdS ha aumentato il proprio livello di coinvolgimento e di condivisione di risorse con il Centro.

Paolo Venturi, Direttore di AICCON Research Center, ha presentato il rapporto “Sussidiarietà e… welfare”, richiamando la sussidiarietà come principio non solo costituzionale ma operativo, per costruire risposte condivise tra istituzioni, terzo settore, cittadini e comunità locali. Nel dialogo con Francesca Gennai, Presidente di Consolida, Venturi ha collocato il percorso avviato con il CdS dentro una prospettiva più ampia: quella di un welfare che non si limita a erogare servizi, ma genera ecosistemi relazionali capaci di produrre valore nel tempo. Ne emerge che il percorso avviato si colloca dentro una lettura più ampia della sussidiarietà: in una società in cui il determinismo tecnologico sembra lasciare sempre meno spazio al libero arbitrio, la sussidiarietà può diventare un meccanismo di liberazione ed empowerment, capace di rimettere in gioco le persone e la loro capacità di desiderio. “Il lavoro del Centro di Solidarietà dimostra che per far accadere le cose e cambiare il destino delle persone servono persone che vedono gli altri e si sentono parte della comunità», ha dichiarato Gennai. «L’impatto più importante che il sociale ha è nel trasformare la vita degli altri”.

Alla tavola rotonda sul welfare territoriale, condotta da Flaviano Zandonai, Open Innovation Manager del Gruppo Cooperativo CGM, hanno preso parte Maria Bosin, Presidente della Quarta Commissione permanente, Mariachiara Franzoia, Vicepresidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, Federica Sartori, Dirigente di Servizio politiche sociali della Provincia autonoma di Trento, e Walter Viola, Direttore generale UMST Resilienza abitativa, sostenibilità e coesione territoriale, Fabio Chiari, Amministratore delegato della Fondazione Caritas Diocesana. Secondo Zandonai, a 25 anni dall’ingresso del principio di sussidiarietà nella Costituzione, il territorio dispone oggi di molte “palestre” in cui esercitare pratiche sussidiarie, dalle esperienze di amministrazione condivisa alle case della comunità. Dal confronto è emersa però una sfida ulteriore: rafforzare la capacità di stare in relazione con soggetti diversi, che non solo risiedono ma sempre più spesso attraversano i luoghi di vita.

Il percorso di advisory con AICCON è ancora in corso. Il report completo sarà presentato nel prossimo autunno e offrirà una lettura più ampia del contributo del CdS al welfare territoriale trentino, a partire dalle persone sostenute, dai volontari e dalla rete di relazioni costruita in questi anni.

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