Il 2 maggio alle 16:45 al Supercinema Vittoria sarà proiettato al Trento Film Festival il documentario “Il rospo e il diamante” esordio alla regia di Beniamino Casagrande. Alla proiezione saranno presenti oltre al regista, Beniamino Casagrande, anche i protagonisti Luciano Casagrande, Ram Kedar Negi Gawa e Giuseppe Cederna.
Il documentario racconta la storia di un italiano che se ne va in India a cercare risposte sul senso della vita e della morte. Il cuore del film è costituito dai dialoghi intensi e sinceri tra Ben e Negi. Queste conversazioni trasformano il regista stesso nel protagonista del documentario, rivelando la sua storia personale e i motivi che lo spingono a cercare un modo per superare un lutto mai risolto. Il confronto con la serenità di Negi, capace di affrontare tragedie profonde con un approccio distante dalla visione occidentale della sofferenza, crea uno squilibrio nei loro ruoli: Negi diventa un mentore, mentre Ben si ritrova in cerca di una fratellanza spirituale che rischia di sfuggirgli.
Prodotto da Cooperativa 19, il film ha avuto la sua première lo scorso giugno al Cinema Lumière di Bologna all’interno del Biografilm, uno dei più importanti festival internazionali dedicati al documentario biografico, dove ha vinto il Premio del Pubblico. A novembre ha partecipato in concorso a Visioni Italiane – sezione Visioni Doc e a inizio aprile è arrivato a Bolzano all’interno del Bolzano Film Festival Bozen. A fine maggio inoltre il film avrà la sua prima asiatica al Kathmandu International Film Festival.
«La realizzazione di questo documentario è stata un’esperienza liberatoria» spiega Casagrande «La fase del montaggio è stata quella emotivamente più impegnativa, perché mi ha posto davanti ad un “me nudo”. L’iniziale intento di non andare troppo a fondo nelle questioni familiari è venuto meno e, grazie al montatore Marco Vitale e al sostegno del produttore Massimiliano Gianotti, ho preso coraggio dando al documentario il taglio che ora il pubblico può apprezzare».
Il rospo e il diamante è un documentario profondo e sincero che esplora la contraddizione tra la visione soggettiva della morte e quella imposta dalla società. Mostra come ogni essere umano, a prescindere da origine o credo, sia chiamato a convivere con domande irrisolvibili, imparando – forse – a fare pace con esse.