“Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti” in onda da venerdì 27 febbraio

“Direi con modestia che la poesia è una combinazione di vocali e consonanti, una combinazione però dove è entrata la luce”, inizia con queste parole di Giuseppe Ungaretti, in un frammento storico della Rai, il docufilm a lui dedicato, già presente su Rai Play, che andrà in onda in prima serata venerdì 27 febbraio sui Rai Tre. 

Ungaretti è stato uno dei più grandi poeti del Novecento. Nacque nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, dove il padre lavorava alla costruzione del Canale di Suez. Attraverso una narrazione che fonde fiction, materiali di repertorio, cenni biografici e riflessioni, il film ricostruisce un dialogo immaginario fra Giuseppe Ungaretti e Massimo Popolizio, il protagonista, qui nei panni di un artista in crisi di creatività che ritrova la speranza, nei versi del grande poeta. 

Diretto dallo stesso Massimo Popolizio e da Mario Vitale, da un’idea di Davide Rondoni, anch’egli poeta, che all’inizio così richiama la figura di Giuseppe Ungaretti: “Probabilmente è stato uno degli uomini più intensi del Novecento… una grande capacità di amare, una grande pazienza nel soffrire”. 

Di Ungaretti si ricorda l’ambiente parigino, la città dove si recò a studiare prima Giurisprudenza, per passare poi a Lettere, l’incontro con i salotti artistici di inizio Novecento e i versi nei quali si ritrova tutta la tragicità della Grande Guerra. 

C’è il racconto di Nicola Bultrini, poeta e scrittore, che ne disegna tutta la dimensione umana: “Era sempre pronto ad abbracciare la vita in ogni suo aspetto, doloroso, gioioso, sempre con una passione sincera, autentica”. 

“Direi che è una figura consolante – sottolinea Sarah Stride, cantautrice – perché parla alla solitudine che è presente in ogni individuo”. 

Straordinari gli spezzoni, appassionati e intensi, tratti dall’archivio delle Teche Rai, fra questi alcuni frammenti delle storiche introduzioni che precedevano la messa in onda delle puntate dell’Odissea sul finire degli anni Sessanta. 

Il documentario si allontana da quelli che sono i tradizionali canoni biografici per proporre una riflessione sul senso della poesia, su quella sua capacità di parlare ancora al presente e di attraversare i vissuti. 

Nella ricostruzione scenica, è la voce di una insegnante a ricordare ai suoi alunni quello che lo stesso Ungaretti intendeva per poesia: “Quando la poesia è poesia, è semplicemente una parola molto amorevole, rivolta alla persona che la ascolta per indurla ad essere più umana”. Una occasione straordinaria per riscoprire Ungaretti, non solo come poeta, ma dentro le molteplici dimensioni della vita e della Storia. 

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