Oltre 9 milioni di telespettatori, nella serata di venerdì 6 febbraio, si sono uniti a distanza ai 67mila fortunati sugli spalti di San Siro, per seguire dal divano di casa la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Con circa il 46% di share a premiare la diretta di Rai1, era impossibile che passassero inosservate le numerose gaffes e gli svarioni del suo commentatore, il direttore di RaiSport Paolo Petrecca.
Lo scambio di persona tra la presidente del Comitato Olimpico Internazionale e la figlia del presidente della Repubblica Mattarella, quello tra l’attrice Matilda De Angelis e Mariah Carey, ma anche l’errore sul nome dello stadio e il mancato riconoscimento delle campionesse della pallavolo azzurra, le imprecisioni, le censure più o meno volute e i tanti, decisamente troppi, stereotipi etnici uniti ai banali riferimenti all’italianità in tutte le salse.
Non stupisce quindi se la sua conduzione è stata definita “imbarazzante” dall’Unione Sindacale Giornalisti Rai, e ha portato al ritiro per protesta delle firme dalle telecronache dell’intera redazione di RaiSport e alla proclamazione di tre giorni di sciopero post-Olimpiadi. Una falsa partenza dagli echi mediatici globali che ha avuto l’effetto di far passare in secondo piano la stessa cerimonia, spettacolo lungo – la sfilata degli atleti non aiuta certo a snellirne le tempistiche – ma sempre suggestivo e coinvolgente.
Dall’arrivo di Mattarella sul tram di Valentino Rossi alle coloratissime coreografie di danza, poi Bocelli, Pausini, Charlize Theron e l’omaggio a Raffaella Carrà, fino ai tedofori, sportivi e non, ad accendere i bracieri diffusi: così la cerimonia ha tenuto testa, anche sui social, all’altro show sportivo per eccellenza, quello che negli USA anima l’intervallo del Superbowl, caduto per casualità esattamente nello stesso fine settimana. E anche se lo spettacolo sull’integrazione che ha innervosito Trump con la star mondiale del reggaeton Bad Bunny e Lady Gaga in poco tempo ha superato in commenti e condivisioni l’evento di San Siro, conviene tenerci stretti i messaggi di pace, unità e fratellanza olimpica lanciati dalle arti, protagoniste per una sera in mondovisione.
Nel segno dei valori dei cinque cerchi, dal giorno successivo, è iniziata così la fitta programmazione delle gare, coperta in chiaro da mattina a sera dai canali Rai: Rai2 e RaiSport in alternanza o sovrapposizione grazie al lavoro di un nutrito gruppo di professionisti – tra loro qualche voce nota trentina – sui campi di gara.
Tra il bianco e l’azzurro, i cronometri implacabili e le voci delle interviste post gara, a rimanere, riflesse dagli schermi in questi primi giorni olimpici, sono le immagini di festa delle prime medaglie azzurre ma anche il dolore di Lindsay Vonn dopo la caduta, il volo dei droni su piste e montagne innevate, la tensione nello sguardo magnetico di Stefania Constantini che vale una medaglia e le poetiche coreografie del pattinaggio artistico a monopolizzare le prime serate.
Perché le Olimpiadi oggi più di ieri vivono di immagine. Che si consolida sui social, passa dai giornali e dal web, ma parte sempre dalla diretta televisiva. Ecco perché serve, anche da chi ce le racconta in tv, una prestazione quantomeno da podio.