Orso, conoscenza e rispetto

Quello del risveglio è uno dei momenti più delicati della vita di un plantigrado. Il punto sulla situazione martedì sera ad Arco

I primi maschi adulti sono già usciti dal letargo invernale e in queste settimane stanno iniziando a muoversi sui monti trentini. Le femmine con le cucciolate, sebbene già in attività, si trattengono invece ancora accanto ai ripari, per dare così modo ai nuovi nati di prendere confidenza con il bosco.

Quello del risveglio è uno dei momenti più delicati della vita di un plantigrado e di conseguenza uno di quelli in cui l'aggressività può accentuarne la pericolosità. Ecco perché in queste settimane gli esperti del Servizio foreste e fauna della Provincia stanno promuovendo incontri informativi con la popolazione, per far conoscere abitudini e comportamenti dei plantigradi, ma anche i rischi nei quali l'escursionista, il pastore o il semplice appassionato di funghi possono incappare nel caso di un incontro ravvicinato con un orso.

Dunque il consiglio a non entrare in una tana, a non avvicinarsi ai cuccioli – anche se soli, la madre probabilmente non è molto lontana – a non lasciare resti di cibo o rifiuti organici nel bosco, nei pressi di baite e rifugi, a rimanere lontani da un orso intento a mangiare, a tenere al guinzaglio il proprio cane. “Come tutti gli animali selvatici, anche gli orsi non amano essere sorpresi – ha spiegato Claudio Groff martedì sera a Palazzo Panni di Arco – In genere sono gli stessi plantigradi ad evitare l'uomo ma possono attaccare per reazione difensiva se feriti o sorpresi. Normalmente si tratta di falsi attacchi, senza contatto fisico, durante i quali rimanere fermi o allontanarsi lentamente è la cosa più saggia da fare, ma che possono tuttavia degenerare in caso di concitazione, di movimenti bruschi, di forti rumori”.

Pur essendo per natura cauto e diffidente, l'orso è dunque un animale da trattare con rispetto e attenzione. “In 150 anni di convivenza – ha detto l'esperto – solo due sono stati i casi di attacchi all'uomo registrati in Trentino, a Pinzolo e Cadine, nel 2014 e 2015. Tre quelli della scorsa stagione ai danni di bestiame, in prevalenza pecore sui pascoli”.

A tutt'oggi, 20 sono i maschi adulti e 24 le femmine presenti nei nostri boschi, cui si aggiungono 7 cuccioli, tutti seguiti dal Servizio foreste e fauna della Provincia. “Le barriere naturali e artificiali dell'asse dell'Adige, con autostrada, ferrovia, insediamenti umani, antropizzazione, determinano la concentrazione degli esemplari nell'area occidentale del Trentino, ossia sul Brenta, in Valle di Non, sull’Adamello”.

Anche l'Alto Garda, zona in cui l'orso era presente fino ai primi anni del 1900 e di cui abbiamo notizia grazie alle cronache di avvistamenti e abbattimenti di allora, ha concluso Groff, “è interessato dai plantigradi qui di passaggio soprattutto durante la stagione estiva dalle parti di San Giovanni, Gazza, Ledro, Tenno, monte Baldo e Stivo. E come in altre zone del Trentino, pure qui c'è un po' di preoccupazione e paura, che si riuscirà a superare nel tempo grazie alla conoscenza e alla cultura del rispetto”.

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