Trento, sede di principato e del Concilio, cuore pulsante del Trentino

Il toponimo è Tridentum e poi de Triento verso il Mille. Le origini del nome sono controverse. O è un illirico composto da tridente o un celtico, triforcazione o deriva da una base preromana far. Il primo insediamento lungo l’Adige alla confluenza con il torrente Fersina sarebbe stato retico e poi celtico.

Trento è stato un punto di passaggio sempre ampiamente conteso. Nodo di traffico sulla strada militare Claudia augusta padana. Fu sede di ducato dei Goti, dei Longobardi e dei Franchi di Carlo Magno, dei tirolesi e quindi degli Asburgo. La Verrucca, antico castelliere e luogo di rifugio per eccellenza, fu fortificata da Teodorico davanti all’incalzare dei barbari. La città quindi passò in mano ai Franchi di Carlo Magno che la aggregarono al loro regno col nome di “marca tridentina” nel 774. Fu sede del Concilio (1545-63) e nel settecento fu bombardata da Vendòme. Dal 1948 è capoluogo della Provincia e sede della Regione. è capoluogo politico, amministrativo, economico, sociale e culturale del Trentino. Il suo territorio si estende dalla località Acquaviva fino alle porte di Lavis e sale al Monte Bondone. è sede di università e ricca di spazi verdi posti a giardini e parchi ben curati. Il centro storico è diventato un ”salotto”, piacevole luogo di passeggio commerciale, artistico e culturale. Vanta la cattedrale, torre Vanga e Verde, la torre civica, piazza duomo e fontana del Nettuno, palazzi e residente nobiliari. Su Piazza Dante, con il monumento all’Alighieri, affacciano i centri politici e amministrativi: palazzo della Regione (1958) e palazzo della Provincia (1956). Molti i palazzi storici. Interessante sul Doss Trent il monumento a Cesare Battisti col suo Museo nazionale storico degli alpini. Notevole il complesso fortificato del castello del Buonconsiglio con la sua torre di Augusto, ampliato dai Conti del Tirolo, dai Lichtestein e da Giovanni IV di Hinderbach che lo riformò in stile gotico. Fu sede del governo principesco e della diocesi. Stupendi gli affreschi quattrocenteschi “dei mesi” della Torre dell’aquila del maestro boemo Venceslao e quelli della loggia del Romanino. La collina di Trento (Martignano e Villazzano) è disseminata di ville patrizie e vecchi masi, ai piedi della Marzola. Villazzano conta villa Mersi, seicentesca, e villa Belfonte cinta da boschi e vigneti, rifatta in epoca barocca.

Servizi amministrativi e anonimi centri commerciali costituiscono il panorama architettonico della città moderna. Imprese, attività industriali e artigianali sono site fuori della città ottocentesca: le “torri di Man”, il “Muse”, i center di Trento nord, palazzoni e spazi espositivi sono il volto recente della città. L’economia poggia su lavoro amministrativo, industrie, commercio, agricoltura e un notevole flusso turistico e culturale.

Lo stemma antico, già adottato dagli inizi del 1400, è stato riconosciuto il 6 maggio 1930. è l’emblema dell’aquila di S. Venceslao. Si tratta di un’aquila spiegata di nero su argento rostrata, armata e munita sulle ali di due gambi trifogliati d’oro, linguata e cosparsa di fiammelle di rosso. Gli ornamenti esteriori sono di città con corona di vecchio modello a guardiole alternate alle torri.

Lo stemma di Trento ha una storia particolare. Riprende l’aquila di S. Venceslao protettore di Praga e patrono della Boemia. Il simbolo deriva a Trento a seguito di un atto ufficiale avvenuto nel 1339. Nel 1330 il figlio minore di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, si era sposato con Margherita Maultasch, contessa del Tirolo, che allora includeva anche il Trentino. Nel 1336 Carlo di Boemia, suo fratello maggiore, si era insediato quale reggente nel castello di Tirolo e aveva portato con sé il suo cancelliere Nicolò da Bruna (Brno). Quest’ultimo con l’influente appoggio di re Giovanni fu nominato vescovo di Trento con lo scopo preciso di assicurare il controllo del territorio del principato vescovile trentino. Il 9 agosto 1339 al fine di ricompensare il nuovo vescovo dell’amicizia sempre riservatagli, re Giovanni concesse a Nicolò e ai suoi successori sulla cattedra di S. Vigilio lo stemma di S. Venceslao: un’aquila nera in campo scudato d’argento con becco, artigli e alamari dorati contornata da 420 fiammelle rosse. Rispetto all’originale, l’attuale aquila di Trento è stata privata delle 420 fiammelle rosse di cui era originariamente contornata.

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