L’autonomia è dinamica, un compito più impegnativo

L’anniversario dell’accordo Degasperi-Gruber stipulato nel corso della Conferenza della pace di Parigi il 5 settembre 1946 ci rammenta, come ogni anno, il dovere della riflessione rispetto a un termine – autonomia – sul quale si basa gran parte del nostro sistema locale di convivenza. Un accordo, stipulato in un particolare momento storico e in un difficilissimo contesto internazionale, nato per garantire e salvaguardare l’eguaglianza di diritti degli “abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e di quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento”. E’ sempre presente la tentazione di idealizzare o “musealizzare” questo anniversario, per conferire all’autonomia regionale contenuti che la identifichino come un diritto e significati metastorici.

L’autonomia non fu tanto un "riconoscimento" di una qualche tradizione di autogoverno, ma un compito affidato ad una comunità regionale, chiamata a dimostrare che una convivenza pacifica e solidale, in quest’area, era possibile.

Un contesto autonomistico che oggi come non mai deve confrontarsi con la crisi strutturale di un Paese che sembra avere smarrito la cognizione degli standard minimi comuni che connotano una democrazia; con un panorama europeo percorso e dilaniato da spinte populiste e nazionalismi mai sopiti, irrigidimenti delle istituzioni sovranazionali nella difesa degli assetti consolidati, confuse proposte di riforma di ordinamenti e strutture; con un villaggio globale e globalizzato sempre meno regolato dai sistemi di diritto e più dalle leggi del mercato, sempre meno definito dalle appartenenze culturali e ideologiche e sempre più attraversato dalle informazioni e dalle migrazioni di popoli, sempre meno delimitato dai confini politici e delle identità religiose e sempre più organizzato dalla geografia delle emozioni e della comunicazione.

Sta tramontando l’immagine delle nostre terre come isola felice, con una qualità della vita e dell’amministrazione della cosa pubblica nettamente superiori alla media nazionale, frutto di una cultura politica e civile apparentemente autonome ed impermeabili rispetto alle logiche che stanno portando alla degenerazione del senso profondo e dei costumi della convivenza e dell’agire politico, alla perdita di relazione con il tessuto sociale che ne dovrebbe essere il naturale contesto, al dibattito democratico come mezzo diffuso e condiviso. Sicuramente non reggono più l’autoreferenzialità diffusa e il senso di autosufficienza che hanno caratterizzato il governo dell’autonomia degli ultimi decenni, capaci di rendere opaca la percezione dei mutamenti socioeconomici e dei processi di assimilazione della cultura, dei messaggi, dei modelli provenienti dall’esterno.

Fatta questa premessa, se il termine autonomia viene inteso come un principio da declinare dinamicamente nel tempo in un contesto comunitario aperto, può essere utile utilizzare gli strumenti dell’analisi logica per ridefinire e comprenderne i significati. Ad esempio associando al termine una preposizione e il relativo complemento: “autonomia di”, “autonomia da”, “autonomia con”, “autonomia per”, “autonomia tra” … Un approccio che potrebbe diventare la base di un nuovo dibattito (anche giornalistico), per provare a identificare i valori in gioco e le relative “parole chiave”, cercare soluzioni e ridare speranza, riscrivere lessico e regole, diritti e doveri, norme e comportamenti, conferendo e recuperando alla nozione di autonomia nuovo valore semantico e nuovo senso.

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