C’è chi per partecipare all’Adunata di Trento ha superato un oceano. “Portare questo cappello vuol dire rispettare gli altri ed essere rispettati”, dice Fernando Caretti, 92 anni, presidente degli alpini di Argentina, dove è emigrato negli anni cinquanta. Ad accompagnarlo ci sono anche i figli Mauro e Aldo. “Sedici ore di volo, poi il pullman. Ma alle Adunate partecipiamo sempre volentieri, c’è un’atmosfera di amicizia e di pace che ti ricarica per tutto l’anno”, continua Aldo. “Yo hablo español todo el dìa, però nella mia casa di Buenos Aires sono cresciuto parlando il dialetto piemontese del lago Maggiore”.
https://www.youtube.com/watch?v=wqmy6QsWkaQ&t=7sIncontriamo alcune delle 25 delegazioni delle sezioni estere poco prima dell’inizio dello sfilamento. Danilo Cal, capogruppo ANA gruppo Vaughan Autonomo (Canada), ci racconta la sua felicità nel tornare nel suo Paese. “Gli alpini che sono immigrati negli anni Cinquanta e Sessanta, quindi sfilare in mezzo a questa grande massa di alpini ci dà la forza di continuare ancora”, spiega. “Il centenario è parte della nostra storia, rivive nei nostri canti e ci ricorda la nostra identità”. Antonio Strapazzon, capogruppo ANA gruppo di Ginevra (Svizzera), è arrivato in Trentino assieme a un nutrito gruppo di alpini. “Amicizia e fratellanza – sottolinea – sono i valori alpini; chi ha fatto l’alpino è alpino per sempre ed è per questo che c’è uno spirito di corpo così forte che si traduce poi in opere di bene. Anche all’estero ci sentiamo di rappresentare il ferro di lancia dell’italianità”.