Chi è reduce dalla recente visione su Raitre, in Gomorra, dell’ininterrotta sequenza di stragi mafiose, potrà ritrovare nell’ambientazione romana della fiction La narcotici2. Sfida al cielo (Raiuno, lunedì e martedì, ore 21.20) alcune sostanziali analogie tematiche. Diverso è invece lo stile. Argomento della nuova fiction è l’epica lotta della squadra del vicequestore Daria Lucente (Raffaella Rea) per fermare il giro di droga nella Capitale e individuarne i mandanti.
Due bande criminali rivali seminano morte per contendersi il controllo del territorio, quella di Ivano Consanti “l’ottavo re di Roma”, che dà ordini ai suoi dal carcere, e quella del Comandante e del Pugile. Questi ultimi sono i responsabili della diffusione fra gli adolescenti romani di una nuova droga sintetica, la Blue Ice,che genera euforia e “brucia il cervello”. L’arduo obiettivo perseguito dalla Narcotici è di allontanare dalla tossicodipendenza le giovani generazioni.
Quanto alla recitazione, i cattivi sono adeguatamente caratterizzati; le figure femminili – a parte Raffaella Rea – sono un po’ melodrammatiche. Noto come regista di fiction d’azione, ispirate ad episodi di tragica attualità, Michele Soavi in questo telefilm ha alternato alla spietatezza l’umanizzazione e introdotto il dramma sociale e psicologico nel “romanzo criminale” per mostrare come la mafia s’insinui subdolamente sotto l’apparente normalità nella vita delle persone e delle famiglie di ogni ceto sociale, facendo leva sulle fragilità, sui sogni illusori e sul ricatto dei sentimenti. Di questo sono vittime specialmente le donne.
La verosimiglianza non viene meno, ma in rapporto ai canoni del genere poliziesco e alle aspettative del pubblico ad esso affezionato, questa scelta presenta pregi e difetti. In realtà, il cumulo di microstorie, per quanto collegate in un disegno narrativo, può rallentare l’azione, fattore importante sotto il profilo emozionale. Tuttavia riportare una misura etica e riflessiva in un prodotto televisivo non è un tentativo trascurabile. Non per niente i giornali di recente si sono occupati del problema dell’assuefazione del pubblico, specie di quello anglosassone, alle storie sempre più amorali delle fiction, in particolare a quelle che riguardano la politica oppure la criminalità organizzata, nelle quali dominano il cinismo e la triade “corruzione, denaro, potere”. Due degli incentivi alla visione individuati sono il fatto di essere ben confezionate e l’essere ritenute uno strumento di conoscenza della realtà. A livello di audience, La Narcotici 2 non ha replicato il successo della prima serie e nella competizione è stata superata dai programmi meno impegnativi di Canale 5. Un motivo potrebbe essere la riproposta di personaggi e situazioni che assomigliano troppo al “già visto”.
O non c’è piuttosto un senso di saturazione di fronte al continuo spettacolo mediatico della violenza?