L’universalità del popolo di Dio

Con la fine della cattività babilonese (538 a.C.) si chiude nella miniserie tv La Bibbia – Dio nella storia (domenica Rete4 21.15) il racconto dell’Antico Testamento e alcuni episodi della vita di Gesù hanno introdotto nel Vangelo. L’anello di congiunzione fra le due parti è l’annuncio del narratore che seguiranno per il popolo ebreo cinque secoli di dominazioni fino alla conquista romana (63a.C.).

Non è un caso isolato in un progetto così vasto e ambizioso un volo nel tempo; la strategia selettiva della sceneggiatura è sorretta dall’abile montaggio e dal ruolo del narratore per dare rilievo agli episodi in grado di coinvolgere emotivamente il pubblico e stupirlo. Il rapporto con la Bibbia percorre tutta la storia del cinema in Europa e soprattutto negli Stati Uniti; si tratta per lo più di Colossal commerciali, alcuni non privi di implicazioni ideologiche (cfr. Davide Zordan, La Bibbia a Hollywood). Questa fiction ha un carattere religioso più eminente che include un messaggio etico-civile di coesione nei popoli e nelle famiglie e la coscienza del limite umano. Nonostante le semplificazioni e qualche convenzione filmica, come l’inventata rivalità del faraone verso l’ex principe Mosé, che svuota il dramma della sfida del sovrano nei confronti di Dio, si può riconoscere a questo film tv una sostanziale fedeltà all’originale.

Trasmesso nel 2013 da History Channel, il successo di critica e di pubblico negli USA e in Canada ha propiziato la produzione del film Son of God con lo stesso attore protagonista, il portoghese Diego Morgado. Intanto in aprile si sta proiettando negli USA il film di truci fantasie Noé, protagonista un esasperato Russel Crowe: un modo di esorcizzare le paure del nostro tempo?

Tornando alla fiction di Rete4 sotto il profilo filmico, mediante tecnologie sofisticate si sono ottenuti effetti sorprendenti e il linguaggio cromatico e della luce dona al paesaggio valenze simboliche e contemplative. La scelta degli attori esalta la multietnicità universale del popolo di Dio e la loro interpretazione asseconda uno stile narrativo in genere sobrio, che dà risalto ai grandi personaggi e alle storie collettive variando l’uso dei registri espressivi: dalla tragedia illuminata dalla fede di Abramo a quella della follia di Saul abbandonato da Dio, dalle avventure pittoresche e sovrumane di Sansone ai prodigi dell’eroe orante Daniele fino al racconto popolare, trepidante e tenero della Natività e della Sacra Famiglia. Anche troppo presente è però l’epica violenta delle guerre, non solo in ossequio e per scrupolo nei confronti della Bibbia, ma per la sua carica spettacolare immediata. Questa serie tv ha voluto anche rispondere alla richiesta delle comunità religiose, specie negli USA, di prodotti che facciano rivivere nella modernità le Sacre Scritture. Forse uno stimolo per affrontare poi la loro lettura.

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