Esce il 14 aprile, ma avendo avuto la possibilità di riceverlo in anteprima alla Fiera del Libro di Bologna, non possiamo che approfittarne per raccontarlo. È il libro Questi che mangiano quelli (Kite; età 5+), un albo illustrato della grande artista fiorentina Arianna Papini, che con il suo stile inconfondibile ci offre una nuova storia solida e leggera, come lei sa fare.
In un tempo lontano, esisteva un mondo popolato da due gruppi distinti di abitanti: Questi e Quelli. Questi si nutrivano di Quelli e Quelli venivano mangiati da Questi. Era così da sempre. Nessuno metteva in discussione la situazione. Un giorno, un piccolo appartenente al gruppo di Questi e uno al gruppo di Quelli strinsero amicizia e da quel momento tutto cambiò. Questi e Quelli si mescolarono e non fu più necessario appartenere esclusivamente a uno dei due gruppi.
Come in tutti i buoni albi illustrati, anche in questo i piani di lettura sono diversi e varie le suggestioni che ci si nascondono: c’è il tema della paura e della diffidenza rispetto all’altro, c’è il riferimento alle regole da rispettare (quasi) sempre, c’è l’idea che ruoli e situazioni possono essere cambiati, c’è l’importanza della possibilità di scegliere, c’è il vegeterianesimo, c’è… In queste parole come in queste illustrazioni risuona qualcosa di diverso per ogni lettore. Per tutti, però, non cambia il tono lieve della narrazione e l’originalità delle immagini, unite in quella sintesi di cui l’autrice è capace per dare espressione originale a voci diverse, per permettere riflessioni e cambi di prospettiva sugli individui, sulle cose e sulle situazioni.
Da un libro della Papini c’era da aspettarsi che tanto non sarebbe stato detto a parole, ma trasmesso per via altrettanto, se non ancora più, diretta dalle immagini. Immagini particolari che nelle posizioni ed espressioni dei soggetti raccontano molto di più di ciò che si legge nelle parole. Così Questi, che assomigliano a dei gatti, e Quelli, che sembrano uccellini, sono la rappresentazione di due poli che, di solito in opposizione, alla fine della storia trovano sintesi in un loro posto intorno allo stesso tavolo, liberi di essere loro stessi senza paura, senza rassegnazione, senza senso di superiorità.