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All’ indomani del referendum che con il 90 per cento dei sì ha sancito la volontà dei catalani di andare avanti nel progetto indipendentista dalla Spagna, Madrid, che ritiene illegale il referendum, prepara nuove contromisure, e il premier Rajoy vede i leader dei partiti che appoggiano il suo esecutivo.
Se il parlamento catalano dichiarasse l’indipendenza il governo centrale potrebbe applicare l’articolo 155 della costituzione, che sospenderebbe l’autonomia di Barcellona e trasferirebbe i poteri del governo catalano a Madrid.
Mentre per domani è stato proclamato uno sciopero generale per protestare contro la repressione arrivata ieri dalla polizia spagnola contro i seggi (il nuovo bilancio parla di 893 feriti, due dei quali gravi), dall’Unione Europea arriva alle parti l’appello a “muoversi dal conflitto al dialogo”, pur sottolineando che si è di fronte ad una questione interna alla Spagna, che va risolta in linea con la Costituzione spagnola e con i diritti umani. Nel tardo pomeriggio è in programma una telefonata Rajoy-Juncker.
Solidali con le ragioni del popolo catalano autonomisti, indipendentisti e secessionisti italiani.
Un’interpellanza urgente al Presidente Gentiloni per chiedere che l’Italia intervenga subito con il Governo spagnolo per la concessione di forme più ampie di autogoverno è stata presentata in Senato dal Gruppo per le Autonomie. “Il nostro Paese faccia la sua parte e la faccia anche l’Unione europea – si legge in una nota del senatore trentino Franco Panizza – Bisogna ripristinare la strada del dialogo, prima che sia troppo tardi.”
Condanna all’uso della forza per impedire il voto esprime il governatore del Trebtino Ugo Rossi “Ma gli errori vengono da lontano, fin da quando non si è permesso alla Catalogna di avere maggiore autonomia. L’autonomia – aggiunge – è lo strumento che permette di conciliare esigenze dei territori con unità e solidarietà nazionale. Anche l’Europa rifletta su questo”.
Sulla questione interviene anche l’onorevole Lorenzo Dellai “Quando autorità di uno stato nazionale perde la legittimazione del consenso popolare di una Comunità Autonoma non può pensare di risolvere la questione con la forza e la violenza. Certamente – precisa il presidente del gruppo parlamentare “Democrazia Solidale-Centro Democratico” alla Camera – c’è stato un eccesso di attitudine avventuriera da parte delle istituzioni catalane, ma l’atteggiamento di Madrid risulta miope e rischia di portare alle estreme conseguenze una crisi che non riguarda solo Barcellona. Molte parti d’Europa vivono oggi un crescente problema di rapporto tra Stato e Nazione. E la via per risolverlo non può essere quella della forza e della violenza”.
Il caso catalano costringe a riflettere sul rapporto fra Stati nazionali, autonomie regionali e Unione Europea. “Sulla duplice necessità – insiste ai nostri muicrofoni Fabio Chiocchetti, direttore del Museo Ladino di Pozza di Fassa – di preservare sia l’appartenenza all’Unione Europea sia l’identità nazional, la pluralità delle tradizioni, delle culture e degli assetti costituzionali” .