Monsignor Giancarlo Perego, fresco vescovo della Diocesi di Ferrara-Comacchio, direttore della Fondazione Migrantes, non ha fatto sconti all’Unione Europea.
“Se la solidarietà non continua a essere parte costituente delle radici della Ue – ha sottolineato – il rischio è che la casa comune europea sia compromessa. Sul fenomeno immigrazione – ha proseguito – è stato tradito il principio di solidarietà perché manca un progetto europeo sulle migrazioni. Senza solidarietà si muore. Il meticciato culturale è fondamentale per leggere la realtà. Teniamo poi presente che la mancanza di solidarietà ci potrebbe far precipitare in nuovi conflitti. Saremo veramente Europa se tutti insieme lavoreremo per la solidarietà e la crescita del bene comune”. Perego ha poi parlato del legame fra solidarietà e cooperazione allo sviluppo, come strumento per liberare i paesi poveri dall'indigenza, ma anche dalla dipendenza, compresa quella creata dal debito (tema centrale nel Giubileo 2000). "Valorizzare e non depredare i paesi più poveri, redistribuire le risorse", dunque, richiami contenuti anche in diverse encicliche. Le stesse migrazioni hanno come fattori di origine, fra le altre cose, le diseguaglianze sociali, l'accaparramento delle terre da parte delle multinazionali (landgrabbing), il tradimento del principio della solidarietà. "Sembra mancare – ha aggiunto, riecheggiando una delle critiche mosse più frequentemente nel corso della tre giorni – una visione comune delle migrazioni, dell'accoglienza, un progetto complessivo sulle identità che si incontrano".
Anche l’europarlamentare nonché ex ministro per l’integrazione Cécile Kyenge ha affrontato il tema della solidarietà europea. “E’ in grande crisi – ha affermato – Il gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) mette in ginocchio questo principio non aderendo alla redistribuzione dei profughi così come deciso dalla Commissione europea. Bisognerà arrivare a prevedere e attuare nei confronti di questi quattro Paesi procedure di infrazione e sanzioni”.
“E’ inoltre necessaria una riflessione seria – ha concluso – I muri, i controlli alle frontiere hanno costi molto più alti dell’integrazione. Vogliamo forse tornare al passato, all’isolamento? Invece, sono necessari la revisione del codice dei visti, le ammissioni e i corridoi umanitari”.