>
Prima notte, sognando forse “un po’ di serenità”, per le 24 ragazze richiedenti protezione internazionale, quasi tutte nigeriane, una sola senegalese, arrivate ieri nella casa –soggiorno delle suore Elisabettiane di Lavarone, ora gestita dalla Provincia autonoma di Trento nell’ambito del progetto di accoglienza profughi.
Pienamente rispettata, quindi, la tempistica stabilita prima dell’atto intimidatorio che ha colpito nei giorni scorsi proprio la struttura, gesto cui è seguita l’immediata e unanime condanna delle istituzioni a livello locale e provinciale. Ad accogliere le ventiquattro giovani internazionale c’erano, tra gli altri anche, gli operatori della Cooperativa Punto d’Approdo e della Croce Rossa che come segno di benvenuto hanno preparato il pranzo.
Nel primo pomeriggio nella struttura si sono recati, per una visita informale, anche i Carabinieri di Lavarone, e alcuni ragazzi del posto che hanno voluto portare il proprio saluto. Sulla facciata principale della struttura era presente la scritta colorata “welcome” predisposta dalla comunità.
Nelle parole di tutti, l’importanza di esprimere un’accoglienza capace di comprendere, innanzitutto, il drammatico vissuto dalle persone ospitate e di rendere questa esperienza un’opportunità di crescita reciproca. Un orientamento che, come è stato sottolineato da tutti, si è già tradotto in una particolare disponibilità delle associazioni nel contribuire a dare vita a percorsi di dialogo, incontro e conoscenza reciproca.