È la relazione di fiducia il filo rosso che unisce le diverse esperienze di co-housing che lo scorso venerdì 4 settembre si sono messe in dialogo in un incontro organizzato dalla cooperativa Villa S. Ignazio in occasione del Social Play Day. La serata ha messo di fronte esperti, operatori e volontari di diverse realtà trentine, coinvolti in progetti innovativi ed esperienze di vita in cui il tema dell’abitare è centrale.
“Casa Orlando” coinvolge proprio persone che una casa non ce l'hanno. Mario Stolf ha raccontato come il progetto (partito dai servizi sociali del Comune di Trento con la collaborazione di Villa S. Ignazio) sia stato costruito insieme ai senza dimora. La Casa accoglie 18 persone ed è gestita interamente dai suoi ospiti; ad ispirare il progetto l'idea di famiglia: per questo sono previsti tempi lunghi di permanenza e non esiste un regolamento, se non il normale rispetto del luogo e delle persone. “Il metodo si gioca quindi tutto sulla fiducia e sulla responsabilità: puntando su queste due cose, le persone tirano fuori risorse che non sapevano di avere”.
Sullo stesso principio (ogni persona porta con sé bisogni ma anche risorse) si basa anche il progetto “Casa solidale” dell'A.M.A., che si propone di risolvere la questione abitativa incrociando bisogni e risorse di persone diverse. Dal 2009 sono già state attivate 64 coabitazioni: c'è chi mette a disposizione la casa, e chi in cambio offre altre risorse per costruire una coabitazione che porti benessere a chi la vive, nello spirito dell'auto mutuo aiuto. “Al centro rimane la relazione: le persone non sono abbinate a caso ma si scelgono – ha spiegato Camilla Bettella – e il compito dell'Associazione è proprio quello di farle incontrare”. Dalla collaborazione tra le associazioni A.M.A. e Agevolando è nato il progetto “Giovani per casa”, presentato da Diletta Mauri, che attraverso la coabitazione (nata dall'incontro di bisogni e risorse) offre un sostegno ai ragazzi che, al compimento della maggiore età, escono dalle comunità per minori e dai percorsi di cura e tutela (vedi riquadro a destra).
Era rivolto ai giovani che non studiano e non lavorano il progetto “Io cambio status” illustrato da Danilo Castelli. Nata in seno alla Scuola di preparazione sociale con la collaborazione dell'Agenzia per la Famiglia, questa esperienza ha riunito per un anno 13 perone, offrendo loro non soltanto un'abitazione ma anche un supporto nello studio e nella formazione: “L'obiettivo non era trovare un lavoro ma incrementare la propria rete di relazioni, ribaltando la logica per cui prima trovo un lavoro e poi esco di casa”.
Si gioca sull'intergenerazionalità il progetto di “Casa la Vela” della cooperativa SAD (vedi riquadro a sinistra): 2 piani sono abitati da persone anziane autosufficienti (4 su 5 sono ultranovantenni), e un piano – ha spiegato Isabella Vitti – è invece occupato da studenti universitari, che mantengono quindi una certa autonomia ma che sono disposti a partecipare alle occasioni di incontro con gli anziani, come le feste di compleanno e le diverse attività di animazione che vengono comunque garantite dai volontari.
Francesco Minora ha presentato l'innovativo progetto “Abito – Community Building Solutions”, che ha l'obiettivo di migliorare l'abitabilità dei condomini (200.000 cause all'anno riguardano liti condominiali…) stimolando la socialità. Attraverso la condivisione di beni (il wi-fi, la parabola, il tosaerba…), servizi (per esempio l'automobile) e soprattutto informazioni, si creano comunità “condominiali” coese che sanno valorizzare lo spazio abitativo producendo un guadagno per tutti.
Di tutt'altro condominio ha parlato Antonella Valer, che con il marito e i due figli, e con altre tre famiglie, abita il “Condominio Solidale – Comunità di Famiglie” (un immobile in via Giusti, a Trento, concesso in comodato gratuito, quando era ancora da ristrutturare, dal seminario diocesano). Un'esperienza (in Italia ce ne sono una trentina, unite nell'Associazione Mondo Comunità e Famiglia) che si regge su quattro pilastri: la porta aperta, non solo fisicamente; la condivisione, concreta e ideale, dai sogni… al reddito; l'accoglienza, ciascuno di se stesso, del marito/della moglie, del vicino di casa ma anche di persone esterne (per esempio con l'affido familiare); la sobrietà, ovvero uno stile di vita essenziale e povero. Su questi quattro principi si costruisce la scelta di queste quattro famiglie, che altro non è che “il tentativo di avere una vita piena e significativa”: “la comunità – ha spiegato Antonella Valer – è il mezzo per migliorare me stesso e la mia vita; e quando una famiglia sta bene, diventa una risorsa feconda anche per la società civile”.
Si sposta dal Trentino l'esperienza di Operazione Colomba, in Colombia, Palestina, Albania e Libano (a cui è andato il ricavato della giornata di festa del Social Play Day): “Abitiamo il conflitto andando a vivere dove c'è la guerra – ha raccontato Fabrizio Bettini –, portando avanti un lavoro di protezione delle persone e avvicinamento delle parti. La casa è per noi un luogo neutro, dove si può costruire relazione”. L'abitare come strumento che, nella condivisione, genera fiducia: piano piano, nel tempo, può aiutare addirittura a risolvere i conflitti.