Con Graziano Manica, referente Caritas, il punto sulle collaborazioni avviate. Ed un forte allarme per la diffusione delle dipendenza dal gioco d’azzardo
Graziano Manica, da consigliere pastorale diocesano e referente Caritas, che cosa rappresenta la realtà di “Betania” (vedi pag. ) inaugurata sabato scorso?
Ci vedo il risultato di anni di lavoro non solo materiale ma soprattutto di “rete” fra le associazioni di ispirazione cristiana impegnate nel campo della solidarietà dell’ex decanato di Rovereto. E’ il risultato di ciò che può fare la condivisone “pubblico-privato” per migliorare le condizioni di vita e di benessere delle persone. In ogni associazione ho avvertito il desiderio di operare insieme agli altri consapevoli che tutti stiamo nella vigna del Signore e le divisioni vanno a detrimento del bene comune. Inoltre, l’accoglienza dell’altro senza distinzioni è il denominatore che accomuna gli operatori delle associazioni.
Rovereto aveva già dato risposte corali con il Fondo di Solidarietà decanale. A quali bisogni sta rispondendo?
Costituito cinque anni fa, il Fondo è stato un segnale importante alla città come attenzione a persone e famiglie bisognose, soprattutto i disoccupati o gli anziani con pensione minima. Si è consolidato nel tempo, grazie alle generose donazioni di tanti (una somma di 680 mila euro), ma soprattutto incontrando circa 800 famiglie con accompagnamenti significativi. Che oggi proseguono nella gestione del denaro, nell’educazione alle priorità, nella consulenza per i rapporti con servizi sociali…
In città e nel tessuto lagarino, ci sono ancora emergenze sociali poco monitorate: quali vorrebbe segnalare?
Nel nostro ascolto incontriamo soprattutto l’emergenza abitativa e la mancanza di lavoro. Un’autentica piaga sociale in crescita è quella che io chiamo “l’azzardopatia” e che imbriglia tantissime persone in una falsa soluzione ai propri problemi. Le conseguenze dei ludopatici anche sulle loro famiglie sono inimmaginabili, anche sulle relazioni affettive e patrimoniali. Per loro alcuni volontari del Fondo si sono offerti come amministratori di sostegno.
Un cristiano di Rovereto, secondo lei, si sente più appartenere alla propria parrocchia, all’ex decanato o alla zona pastorale?
Il tempo è maturo per superare il campanilismo, il proprio orticello. Le zone pastorali saranno occasioni importanti di crescita nella conoscenza reciproca, nella valorizzazione dei laici,nello scoprire i talenti di tante persone che oggi non conosciamo e che si sentono escluse e attendono di essere valorizzate e incluse.
Lei è stato vicino anche alla figura di Armando Aste, un uomo di fede che ha lasciato un’eredità spirituale forte alla comunità lagarina. Come volete valorizzarla in futuro?
Armando è stato un uomo di grande fede, testimoniata ogni giorno con la vita. Da lui tanti cristiani e non, hanno appreso i valori della coerenza, della responsabilità dell’attenzione agli altri del dono di sè, anche a costo di lasciare un’attività che ti dà gioia e soddisfazioni.
Verrà ricordato con un piccolo museo all’interno della Biblioteca Civica,a cui ha donato tutti i suoi libri,le sue attrezzature di montagna, i trofei.
Sono inoltre iniziate le riprese per un film sulla vita di Armando e sulla sua testimonianza di uomo e cristiano.