Boschi di latifoglie e conifere, pianori e pascoli alternati a versanti erti e profondi solchi vallivi, torrenti scoscesi e una perla blu, il lago di Lavarone. Cento e sei chilometri quadrati di natura dove tanti piccoli masi dalle antiche origini tedesco cimbre sono abitati stabilmente da 4.500 anime o poco più.
Nel corso della storia la popolazione degli Altipiani Cimbri ha fatto enormi sacrifici, ha conosciuto le privazioni, le guerre, il profugato, l’emigrazione all’estero per lavoro. È una terra che porta il ricordo e le tracce dei tre conflitti che hanno segnato il Novecento (la Grande Guerra, la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda) e che oggi vive un tempo di pace, di prosperità, di tranquillità, ma è anche chiamata ad affrontare importanti cambiamenti.
Dal punto di vista amministrativo vi sono tre Comuni: Folgaria, Lavarone e Luserna Lusérn, che dal 2010 assieme costituiscono la Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri.
L’economia si basa prevalentemente sul turismo, sia estivo sia invernale. Negli ultimi anni alcuni giovani hanno scelto di dedicarsi alle attività agricole e di allevamento, portando benefici a favore dell’ambiente e offrendo prodotti agroalimentari di qualità, nell’ottica di un’economia sostenibile e nel rispetto delle tradizioni passate.
Le persone che abitano gli Altipiani sono poche ma si danno da fare, soprattutto in opere di volontariato, in vari settori. Secondo l’“Almanacco delle Associazioni di Volontariato” – libricino realizzato dal Piano Giovani di Zona a “Tutto S-Piano” – sono 65 le associazioni attive; dai cori parrocchiali ai gruppi Sat, dai gruppi missionari alla Croce Rossa. Questi sono forti segnali di speranza.
Non si può però negare che vi siano dei problemi che caratterizzano gli Altipiani e in generale tutte le zone montane. Primo fra tutti lo spopolamento. Questo fenomeno nasce a partire dagli anni ’60, quando in moltissimi trovarono impiego nelle fabbriche del fondovalle, a Trento, a Rovereto, a Pergine e scelsero di abbandonare la montagna e la propria casa natale, per andare al pian a lavorare e a vivere.
Ciò ha portato l’abbandono dei paesi, delle campagne e del territorio coltivato, nonché il progressivo invecchiamento della popolazione residente, un significativo calo delle nascite e un conseguente svuotamento della comunità parrocchiale. Oggi i sacerdoti operanti sull’intero territorio sono solo tre: don Piergiorgio, parroco dell’Unità Pastorale Regina della Pace (da San Sebastiano a Luserna), don Giorgio, parroco di Folgaria-Serrada-Guardia-Mezzomonte e don Ilario, che collabora per Mezzomonte e Guardia.
A questi si aggiunge don Bruno, rettore del Santuario della Madonnina delle Grazie.
A partire dal 21 ottobre prossimo l'unico parroco che si occuperà di tutte le comunità parrocchiali sarà don Giorgio, in quanto don Piergiorgio ha raggiunto l'età della pensione. Don Giorgio sarà aiutato dal collaboratore don Alfredo, da don Ilario e da don Bruno ma avrà bisogno dell’aiuto e del sostegno di tutta la comunità.
Collaborazione, pace, fratellanza come beni preziosi, che devono essere tutelati e promossi, giorno dopo giorno, dagli abitanti della montagna, giovani e anziani, che con fiducia e fede possono ancora dare luce alla comunità, alla chiesa. Come? Sostenendo il parroco nelle sue attività, andando anche oltre il campanile del proprio paese, partecipando attivamente e con costanza alle celebrazioni eucaristiche. Aprendo le porte di casa, visitando gli anziani, ascoltando a cuore aperto chi soffre, trasmettendo il messaggio di Gesù ai figli e ai nipoti. Per costruire assieme relazioni e comunicazioni cristiane, umane, vere.