Per la spesa per ricerca e sviluppo, la Provincia di Trento batte tutti in Italia
L’Italia cresce poco. È agli ultimi posti nella graduatoria europea. E anche il Trentino. Dal 2000 al 2014 il PIL medio per ogni abitante della nostra provincia (a parità di potere d'acquisto) è aumentato meno del 13 per cento, addirittura un punto in meno della media italiana. Troppo poco in quindici anni. Molto meglio l’Alto Adige, + 26 per cento, e soprattutto la Zona Euro: + 32 per cento. È un allarme che lampeggia, ma che può anche indurre in qualche equivoco.
Il primo è di fare di tutte le erbe un fascio. Pur stando sulla stessa barca, i trentini vivono la loro fase di fiacca partendo da un livello ben più alto della media degli italiani, con un PIL pari a poco meno di 35 mila euro a testa (2015), contro i 27 mila dell'Italia e i circa 31 mila del Veneto e della Zona Euro. E pensare che eravamo una delle aree più povere del Paese! Ci battono però di un migliaio di euro la Lombardia e, nettamente, l'Alto Adige, con oltre 41 mila euro a testa. Quando si sta più in alto, rallentare è meno drammatico, anche se prima o poi bisogna riprendere la marcia e rincorrere chi è più veloce.
Colpisce, in effetti, il maggior dinamismo della provincia di Bolzano. In un’intervista dell’estate scorsa, il Presidente Rossi lo attribuiva a «un vantaggio competitivo basato su due dati: il valore aggiunto del turismo che non è di oggi ma è così da cinquant’anni, e soprattutto la capacità di esportazione verso il mondo tedesco che è l’unica economia che è cresciuta in questi anni». La citazione vuole sottolineare come ogni territorio esprima potenzialità diverse, ma ci consente anche di far luce su un ulteriore equivoco: l'idea cioè che la crescita possa riprendere magicamente per intervento del governo. La capacità di generare ricchezza non s'improvvisa, è un seme che germoglia con i propri ritmi. Basti pensare alla formazione, forse l’unica medicina sicura per lo sviluppo, che ha bisogno di decenni per dare i suoi frutti migliori. O alla spesa per ricerca e sviluppo, per la quale il Trentino batte tutti in Italia, con un'incidenza sul PIL dell'1,8 per cento (2013), quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Media italiana: 1,3 per cento, come la Lombardia; il Veneto è all’1,12 per cento. Traboccante la superiorità del dato trentino rispetto proprio a Bolzano, che destina allo scopo appena lo 0,63 per cento del proprio PIL, quasi due terzi meno di noi, che vantiamo anche una delle migliori Università d’Italia. Tutti riconoscono che gli investimenti nei saperi sono decisivi per innescare i processi di crescita. Perché allora il Trentino corre meno di Bolzano? Forse c'è troppa ricerca pubblica, forse ci sono spese inefficaci, o forse serve solo un po' di pazienza. Fuori stagione, le terre ben seminate non si distinguono dalle altre. Poi, al momento giusto, la differenza si vede, eccome. Prima o poi gli investimenti che il Trentino ha massicciamente destinato alla ricerca e all’innovazione daranno i risultati sperati. E allora, magari, riusciremo d’incanto anche a superare i nostri vicini.
L’importante è continuare a crederci, tenere duro e fare sempre meglio. Non serve che il Trentino si trasformi in «qualcos’altro», è già sulla buona strada. Si tratta di accelerare il passo, con minore spesa pubblica e maggiore inclusione sociale. E non è una sfida da poco.