“Relazioni, giovani e il lavoro di squadra”

Il disagio sociale anche nella nostra diocesi interroga la responsabilità di ciascuno

Mentre cresce l'attesa per l’ordinazione episcopale di mons. Lauro Tisi, domenica 3 aprile alle 15.30 in Cattedrale, prosegue l'operazione ascolto lanciata dal settimanale e dalla radio diocesana sulle priorità e sulle sfide che lo attendono, ma anche sull’impegno con cui la comunità è chiamata a sostenere il suo cammino pastorale.

Radio Trentino inBlu ha raccolto venerdì scorso alcune considerazioni di Roberto Calzà, direttore della Caritas diocesana, e di Cristian Gatti, direttore della Fondazione Comunità Solidale.

I due responsabili indicano la capacità di ascolto e la disponibilità al dialogo come i primi atteggiamenti indispensabili per poer entrare in contatto con il disagio sociale che pure interessa anche il nostro territorio. “Sono due doti riconosciute a mons. Tisi”, aggiunge Roberto Calzà, auspicando una continuità “nella manutenzione e nella cura delle relazioni interne ed esterne, in parte già avviate. Sottolinerei poi la necessità di trovare strumenti efficaci per dare risposte all'emergenza occupazionale”. Sono priorità condivise anche da Cristian Gatti: “Relazioni e reti innescano un circuito virtuoso nelle nostre comunità, nei quartieri, creano coesione sociale e quindi sviluppo. Con un occhio particolare verso i giovani – prosegue Gatti – per farli uscire dalle nicchie in cui si trovano e dai luoghi “non luoghi” in ci si rifugiano. E' incoraggianete riscoprire la loro bellezza nel momento in cui vengono coinvolti, resi protagonisti del rinnovamento della società e anche la Chiesa”.

Il secondo punto interrogativo chiama in causa la responsabilità di ogni cristiano. “Ciascuno in base alle proprie capacità – insiste Calzà – deve contribuire alla manutenzione e alla cura delle relazioni, farsi promotore di opportunità, di vicinanza e di accompagnamento dei più deboli”.

Per Gatti “fondamentale è il lavoro di squadra: “Non un uomo solo al comando, bensì una Chiesa di collaboratori che sappiano lavorare in sinergia”. In questa direzione il terreno appare fertile e mons. Lauro ha già lasciato un'impronta. “Abbiamo apprezzato la massima disponibilità nell'accoglienza dei profughi nelle canoniche – precisa Gatti – con un percorso condiviso di confronto sul territorio che ha portato i suoi frutti. Un segnale concreto di quanto le nostre comunità, le nostri valli siano vive e partecipi”.

Non mancano, insomma, i riscontri di una comunità che si prende cura dell’altro. “E’ un impegno che rinnoviamo a mons. Lauro – conclude Calzà – offrendo al suo cammino pastorale le competenze e le esperienze maturate sul campo in questi anni”.

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