Così Novaledo domò il suo torrente

Per la spinta nella cascata a nord del paese, le acque, scendendo a valle, minacciavano sia le abitazioni sia le campagne adiacenti

Sono molte ed interessanti le pagine di storia che descrivono grandi opere in Valsugana, realizzate soprattutto per salvaguardare il patrimonio e, nel contempo, provvidenziali per l’economia dato che molte famiglie vi hanno trovato sostentamento, col lavoro. I più anziani ricordano ancora oggi, ad esempio, quale manna fu per la Valsugana l’opera conosciuta come lo “Scavo Brenta”, attorno alla quale tanta gente poté lavorare per anni traendo, in un’epoca sicuramente più difficile dell’attuale, linfa per il vivere quotidiano.

Anche Novaledo, in epoche ancora più remote, fu impegnato in costruzioni altrettanto importanti per l’economia di allora. Negli archivi abbiamo trovato recentemente dei documenti riguardanti i lavori realizzati attorno al torrente Roggia per difendere case e campi dalle inondazioni e dalle piene. I lavori furono eseguiti in due riprese: prima con il “Consorzio Torrente Roggia Sponda Destra” nato nel 1846 e successivamente con il progetto del “Consorzio Torrente Roggia Sponda Sinistra”, il cui atto costitutivo porta la data di approvazione del 9 marzo 1871.

Superata la grande spinta nella cascata a nord del paese, le acque, scendendo a valle, minacciavano sia le abitazioni sia le campagne adiacenti. Negli atti si trova scritto che per poter eseguire i lavori si dovette occupare il suolo di privati e procedere a diversi espropri, suscitando grande malcontento e le proteste dei proprietari per possibili sperequazioni nella quantificazione degli indennizzi.

Durante la Grande Guerra le opere furono gravemente danneggiate per colpa anche dell’esercito che, spinto dalla necessità di procurarsi acqua potabile, creò delle aperture nelle tubature in legno dell’acquedotto comunale poste all’interno del torrente, lasciando poi scorrere l’acqua lungo i versanti. Nell’alveo del torrente Roggia furono costruiti sbarramenti e trincee per impedire l’avanzata dell’esercito italiano.

Intorno agli anni Trenta vennero rinforzati e in parte rifatti gli argini sul conoide, perché il torrente, in presenza di abbondanti piogge, potesse ritornare ad essere sicuro. E il torrente Roggia, parzialmente recuperato qualche anno fa dal Servizio Ambientale della Provincia Autonoma di Trento, continua ad essere un importante bacino di difesa in caso di abbondanti piogge.

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