La stagione del Teatro Sociale gestita dal Centro Servizi Culturali S. si conclude nel segno di William Shakespeare. Dopo una programmazione che ha ospitato interpreti e registi di spicco del palcoscenico italiano, ottenendo un grande riscontro da parte del pubblico, dal 27 al 30 aprile il palco del Sociale ospita l’ultimo appuntamento dedicato ad uno tra i drammi più popolari del grande drammaturgo inglese: Riccardo III, nell’adattamento firmato da Ármin Szabó-Székely con la traduzione di Tamara Török, per la regia della giovane e affermata regista ungherese Kriszta Székely e con il due volte Premio Ubu Paolo Pierobon nei panni del duca di Gloucester.
Riccardo III è senz’altro uno dei drammi più popolari di William Shakespeare, che da sempre affascina per la sua dimensione violenta, manipolatoria e solitaria: assassino deforme e infingardo, il duca di Gloucester è senza dubbio uno dei cattivi più iconici e rappresentati del repertorio del grande drammaturgo inglese.
Con questa figura letteraria così imponente si confronta la giovane e affermata regista ungherese Kriszta Székely, che, dopo il successo raccolto a Torino e a Budapest dal suo Zio Vanja, a partire dal 2021 è entrata a far parte del nucleo artistico del Teatro Stabile di Torino come artista associata. Nelle sue regie, sia di prosa che di opera, è sempre forte l’impegno politico e civile, così come l’attenta analisi dei ruoli, reali o presunti, che ci vengono attributi dalla società. Nelle sue mani, Riccardo III diventa una critica feroce e aspra del desiderio di potere e autoaffermazione che caratterizzano ogni totalitarismo.
In una dimensione internazionale così complessa, dominata da rigurgiti nazionalisti, intolleranza religiosa, razzismo, il dramma di Shakespeare si staglia per la sua drammatica attualità. Riccardo III seduce come un basilisco, con la pura forza dell’autostima concentrata in uno sguardo; insinua la sua volontà senza che le sue vittime riescano a sottrarsi, lo seguono alleati traditi e spossessati. Cosa spinge le persone a cadere nelle mani di un tiranno? Perché non ci si sottrae collettivamente alla violenza e alla sopraffazione? Perché la sfrenatezza è affascinante, e perché solo pochi riescono a resistervi? Sono domande vicine al nostro tempo, come tutte le esplorazioni dell’umano che troviamo inoltrandoci nelle pagine del grande autore inglese. «Questo dramma, con azioni estreme e radicali, ci mostra l’ascesa inarrestabile di un uomo all’apice del potere, ma anche la sua rapida discesa verso quel profondo e oscuro abisso che si spalanca oltre il potere stesso scrive Kriszta Székely nelle sue note di regia. E subito dopo aggiunge “ Il viaggio di questo personaggio dev’essere per tutti noi un esempio di quanto l’ardore e la ricerca sfrenata del potere non conosca limiti umani, e che chi pecca di prepotenza alla fine sarà prigioniero del proprio inferno. Si tratta di una parabola. Un esempio. Uno specchio insanguinato, una preghiera oscura con la speranza di un mondo migliore”. L’ultimo incontro “parallelo” per l’approfondimento con i protagonisti della Stagione teatrale è venerdì 28 aprile alle ore 17.30: Giuseppe Ferrandi, dialoga con il cast dello spettacolo.